Ora o mai più

Ora o mai più
Johannesburg, inizio anni Novanta. Sul campanello c'è scritto “Mr Steve Reed & Mrs Reed”. È la prima casa in cui abitano assieme e lei non ha nome: in realtà si chiama Jabulile, ma in questo agglomerato di lettere è evidente che non è inglese e nemmeno europea e allora meglio nasconderlo. Qui per definire l'identità di una persona è sufficiente il colore della pelle e il suo rivela in modo immediato che tra gli antenati non ha navigatori venuti da nord, ma vittime del colonialismo. Di madre ebrea e padre cristiano, lui invece ha quel nome anglofono quanto basta e la carnagione dell'invasore: è un bianco. Lei, nera. In effetti sono sposati, anche se in teoria è illegale. Si sono conosciuti negli anni della Lotta, nello Swaziland. Lei ci era andata per studiare: a casa non poteva farlo. Lui doveva scomparire dall'università: aveva protestato contro l'apartheid. Si sono innamorati e l'uno ha scelto l'altro come partner per la vita, poi quel documento dal titolo “Costituzione” ha spalancato le porte e lei ha partorito la loro bambina, Sindiswa, in una clinica nella quale prima non sarebbe stata ammessa. Adesso tutto è dopo: “una vita normale, non un miracolo. È stata creata con la lotta umana.” Una casa nuova, in un quartiere residenziale; un altro figlio, Gary Elias; Steve che diventa professore di scienze all'università; Jabu avvocato, lavora al Centro per l'assistenza legale. Anche i loro amici erano nella Lotta, non tutti sono sopravvissuti, quelli che restano ora formano con i Reed una famiglia allargata: “sono tutti giovani ma è come se fossero vecchi che vivono nel passato, è lì che è successo tutto.” E nel dopo trascorre la vita: i giorni si accumulano l'uno sull'altro e crescono le attese per le elezioni del 22 aprile 2009. Intanto, un pomeriggio dalle mensole della libreria cadono ritagli di giornale. È stato lui a metterli là e lei per caso legge: opuscoli, immagini, inviti a riunioni, informazioni. Argomento: come fare per emigrare – c'è scritto emigrazione definitiva – in Australia. Possibile? Steve per cambiare le leggi del suo paese ha combattuto e ora vuole andarsene...
Ora o mai più è il quindicesimo romanzo di Nadine Gordimer, scritto alla soglia dei novant'anni. Vi si narra la storia privata di Steve e Jabu, una famiglia che inciampa su alcuni problemi – a volte ghiaia, a volte sassi più grandi: un figlio aggressivo, l'infedeltà, il rapporto tra padre e figlia che in qualche caso sa essere più forte di quello tra marito e moglie, la difficoltà di comunicare tra chi parla isiZulu e chi inglese, la propria casa presa di mira dai ladri e altre pietre sotto alle scarpe. Intorno a questo microcosmo c'è la Storia del Sudafrica degli ultimi vent'anni, riportata quasi come in un documento storico: attraverso statistiche (criminalità, livello di istruzione, commercio delle armi, ecc.) e cronaca (scandali e accuse di corruzione attorno alla figura di Jacob Zuma prima di essere eletto). E come ago e filo le vite di Steve e Jabu s'infilano nella Storia e vi si legano assieme, a diventare un tutt'uno. Paradossalmente, i luoghi non sono mai descritti e tanto meno i personaggi, che parlano per mezzo di una voce collettiva capace di rendere tutti protagonisti, senza che nessuno ricopra un ruolo più in rilievo di un altro. La Gordimer lascia libero il lettore di immaginare e capire, di collegare e riflettere: non è una lettura semplice, eppure, alla fine, quel che resta impresso nella mente è davvero la Storia di un Paese o, per dirla con parole dell'autrice – sempre esatte, precise –, “il momento che contiene una vita”. 

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