Ora sei una stella

Ora sei una stella
"Questa te la sei inventata". Incrocio le dita sulle labbra : "Giuro sul sinistro di Recoba !". Lambrate, 7 settembre 2006. Il telefono squilla. Risponde nonno Amilcare, che Ambrogio sta giocando con il gameboy. Una conversazione breve, poi silenzio. Il nonno ora è alla finestra, piange. E’ dal 1977 che non piangeva, da quando è morta giovane la Tilde, sua moglie. Ma questo Ambrogio non può saperlo: per lui il nonno è una roccia, un anziano vispo e ironico, che va avanti a forza di schermaglie e botte di sarcasmo con suo figlio (il papà di Ambrogio, che è juventino e si chiama Ambrogio a sua volta), sua nuora Carole (una avvocatessa rampante implacabile, molto bella e molto, molto svizzera) e la governante zurighese, che ha ribattezzato Rot in onore della Signorina Rottermaier di Heidi. Amilcare, ex caldaista ed ex alpino, pittore dilettante e fan delle starlette dei calendari, è un acceso, accesissimo tifoso dell’Inter : e non poteva essere altrimenti, perché suo padre, che faceva lo spazzacamino, era presente la notte della fondazione della società, dello scisma da quel Milan troppo ‘nazionalista’ che non voleva far giocare stranieri. Ma il 7 settembre è proprio il suo essere interista che ha portato nonno Amilcare a piangere : è morto infatti per una terribile malattia Giacinto Facchetti, ex terzino elegante e potente, bandiera della squadra e da poco presidente garbato e carismatico della società. Al piccolo Ambrogio - fino a quel momento calcisticamente agnostico - viene naturale chiedere, informarsi, sapere. E Amilcare, giorno dopo giorno, racconta al nipote la storia dell’Inter, così strettamente intrecciata a quella della sua vita, e il pantheon nerazzurro, da Prisco a Fraizzoli, da Beccalossi a Mattheus, da Meazza a Frossi, da Bergomi a Mazzola, da Pellegrini a Rummenigge, da Berti a Suarez, da Helenio Herrera ad Altobelli, mentre il campionato 2006/2007 va avanti, con la sua cronaca di record e vittorie, che profumano già di scudetto...
Editorialista della Gazzetta dello Sport, ma anche affermato autore di libri per ragazzi, Luigi Garlando non fa nulla per nascondere la sua fede nerazzurra (ci mancherebbe) e dedica alla squadra del suo cuore un commosso omaggio, un secolo di storia travestito da romanzo di formazione che non mancherà di emozionare nel profondo tutti i tifosi/lettori interisti come lui. Se infatti i capitoli dedicati ai grandi campioni e alle grandi sfide del passato, ricchi di aneddoti divertenti o commoventi, sanno appassionare qualsiasi malato di calcio - e il sottoscritto non fa eccezione - quando si sconfina nell’agiografia (e nelle pagine dedicate alla storia recente del club meneghino accade quasi sempre) il libro diventa rigorosamente esoterico, only for fans duri e puri. D’accordo con la mistica interista, però questo presepe nel quale Materazzi diventa il simpaticone dal cuor d’oro, Moratti il galantuomo a prescindere solo contro un branco di lupi sanguinari, e Grosso l’erede di Facchetti (tu quoque, Garlando, che eresia !) ci pare un po’ caricaturale e abbastanza indigesto per chi ha fedi calcistiche non dipinte di nero e d’azzurro. Extra-calcisticamente parlando, è quando il romanzo tocca il tasto del sociale, mettendo a confronto un umile artigiano e il suo passato con una nuova generazione di professionisti di successo - biciclette contro SUV - che diventa particolarmente efficace e vibrante. E non pochi momenti della puntuta ironia di nonno Amilcare durante i frequenti siparietti familiari disseminati lungo la narrazione strappano risate, sorrisi e ghigni agrodolci. Lo giuro sul sinistro: di Bruno Conti, però.

 

 

 

 
 
 
 
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