Ore zero

Ore zero
Dopo la Seconda Guerra mondiale, la Germania non è altro che un enorme cumulo di macerie da ricostruire con poche forze e tanta fame. E Berlino una città da spartirsi e chiudere in una dimensione lontana dal resto del mondo, dove si è costretti a vivere in maniera totalmente “provvisoria” (come è scritto sulle carte di identità). Un ragazzo decide di trasferirsi lì come molti perché gli appartamenti abbandonati dall’aristocrazia in fuga sono a buon mercato. Il panorama è simile a quello della sua infanzia nella Breslavia assediata: cornacchie, puzza di stufe a olio e fuliggine. Ma Berlino Ovest è un piccolo scrigno colorato e vivace distante anni luce dal grigiore che la circonda.  Fino a quella notte del 1989, in cui alieni dallo strano accento iniziano ad aggirarsi stralunati e pieni di vorace curiosità...
Questa non è altro che una piccola parte di un romanzo che, proprio come la capitale tedesca prima della caduta del muro, racchiude una miriade di vicende umane unite tra loro dalla necessità o dalla voglia di spostarsi, viaggiare, migrare. Dalla Germania al Kazakistan, al Kirghisistan: la narrazione è vasta, di grande respiro, coinvolgente, il panorama - anche temporale - che abbraccia è enorme tanto quanto la steppa. Wolfgang Büscher racconta l’attuale tornando continuamente nel passato che lo ha generato, senza indugiare in repentini, e per questo stranianti, salti di tempo, con un linguaggio estremamente puntuale e sempre appropriato (un grande riconoscimento per questo va dato anche all’ottima traduzione di Irene Erminia Russo).

 

 

 

 
 
 
 
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