Orgasmi geneticamente modificati

Orgasmi geneticamente modificati

“All’ottavo orgasmo il tizio è al capolinea […] KO, nulla può rianimarlo”. Lei è Mixia, bella, strana – un profilo bruno e uno biondo platino, un occhio blu violetto e uno castano dorato, completamente asimmetrica – ma bellissima, ed è “un’autentica centrale ormonale”, capace di resettarlo e renderlo “più affamato di un leone a digiuno da giorni”, per sette volte; ma l’uomo ora è sfinito. Lei allora gli grida “Stronzoooo” e “Io sono mia”, lo pianta abbracciato al water del bagno esterno del bar in cui l’ha incontrato e ne va incazzata. Jesux, detto Jes, è un prototipo di mistico venticinquenne, bello bravo e buono, veramente convinto di poter “aiutare gli original a far retromarcia dal loro percorso autodistruttivo”; peccato sia convinto – per difetto di costruzione – di poter fare i miracoli e non si offende, anzi si dà da fare al suo meglio, anche se da curare gli presentano una maialina febbricitante e inappetente. Purché i pastori suoi padroni, poi, promettano di coccolarla e di smettere di mangiare animali, s’intende. Jes guarisce veramente la maialina, poi le mette una collana di preziose perle vere al collo suino e se ne va tutto contento. Ad Originalonia capita anche di dover prendere la metro. Nean, l’uomo scimmia – è un prototipo di NEANderthal – ha ventisette anni, è istruito, educato e utilizzabile per vari scopi. Non è colpa sua se il suo difetto di costruzione consista nell’assenza di freni inibitori. Quindi non è nemmeno colpa sua se la femmina bionda, una original, davanti a lui in piedi nella metro “sta mandando in tilt il mio diciotto-per-quindici”. “Mi addentro, non mi addentro? E se ho frainteso e la bionda si gira e mi da (ndr. sic!) uno schiaffo?”. Una brusca frenata risolve il problema. Il loro piano – loro dei cloni – di ribellarsi agli original che li hanno creati e li sfruttano è pericoloso, rischiano di essere scoperti, lì ad Originalonia, e di fare una brutta fine. Ma non possono tornare indietro proprio adesso, e con l’aiuto degli altri, il computer umano Input e Fluoro, il prototipo canino con la coda fosforescente (inservibile allo scopo per cui è stato creato in quanto venuto fuori attivista anticaccia per difetto di produzione), forse stanno per realizzare il loro piano rivoluzionario…

Questi sono i protagonisti principali, che si accompagnano ad altri astrusi personaggi tra il mitologico e il fantastico, di questa strana storia nata dalla penna di Rossella Monaco, romana, attrice e autrice di teatro che vanta anche prestigiose collaborazioni nel suo variegato curriculum che spazia dalla televisione, al teatro, al giornalismo web, alla scrittura. Ognuno dei personaggi di questo romanzo ibrido ‒ che è una storia fantastica arricchita dai disegni della illustratrice Azzurra Galatolo ma anche un fumetto senza “nuvolette” ricco di parole – è caratterizzato in maniera fortemente simbolica e si inserisce in una narrazione dal tono ironico e dissacrante che vuole mettere in discussione tabù, pregiudizi, convenzioni sociali e religiose in nome di una libertà assoluta, soprattutto sessuale. L’assioma è che se l’uomo si liberasse dai vincoli e dai condizionamenti che da solo si è imposto chiamandoli valori e rendendosene prigioniero recupererebbe una dimensione più naturale (identificata in una presunta “animalità illuminata”, che appare concetto, in verità, appena ossimorico) e vivrebbe molto meglio. Per usare le parole dell’autrice in una intervista:” I personaggi del mio libro, tra mille peripezie, anelano a un mondo libero, dove si fa un sesso felice e illuminante”. E ancora: “La natura ctonia del romanzo, dunque, nasconde trame arcaiche di grandi idee, animali sacri e natura felice”. Le provocazioni e le critiche si esplicitano anche attraverso giochi di parole, neologismi, situazioni grottesche e prendono di mira la religione, il bigottismo, i tabù sessuali, l’alimentazione onnivora, gli abusi a danno degli animali. Non sempre, a parere di chi scrive, gli effetti comici cercati risultano realmente divertenti e spesso l’impressione che resta al lettore è quella di essere davanti ad una storia un po’ sconclusionata, nonostante sia apprezzabile l’originale struttura narrativa e l’intento ambizioso dell’autrice. Un po’ favola animalista, un po’ pamphlet di critica sociale, un po’ satira anticlericale, un po’ inno al sesso libero stile beat: un po’ troppa carne sul fuoco, forse.



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