Origin

Monastero di Montserrat, poco lontano da Barcellona. Edmond Kirsch, geniale studioso di informatica e matematica famoso in tutto il mondo per i suoi brevetti tecnologici innovativi e per le sue previsioni al limite del profetico che negli anni precedenti hanno contribuito a risolvere crisi finanziarie planetarie, arriva nella sede dove quest’anno si riunisce il Parlamento delle religioni del mondo, l’istituzione che sin dal 1893 vede i capi spirituali di quasi trenta religioni diverse riunirsi periodicamente per una settimana di dialogo interreligioso. Perché Kirsch – ateo convinto – è in un luogo tanto inadatto a lui? Ha chiesto lui stesso un incontro segreto con tre eminenti figure delle principali religioni monoteiste (il vescovo cattolico Antonio Valdesino, consigliere del Re di Spagna da decenni, il rabbino ungherese Yehuda Köves e l’allamah islamico Syed al-Fadl): vuole anticipare loro i contenuti di un annuncio incredibile che vuole fare al mondo in diretta streaming di lì a un mese. Si tratta – a sentire Kirsch – di una scoperta di importanza epocale, che cambierà per sempre la storia e soprattutto che probabilmente spazzerà via tutte le religioni umane. Dopo aver chiesto ai tre uomini di fede un rigido vincolo del silenzio, il brillante futurologo mostra loro un video con il suo smartphone. Valdesino, Köves e al-Fadl rimangono sconvolti, ma hanno giurato di non rivelare a nessuno cosa hanno visto. Pochi giorni (e non un mese!) dopo Robert Langdon fa il suo ingresso – inguainato in un frac un po’ vecchio ma ancora elegante – al Museo Guggenheim di Bilbao, dove è in programma una serata-evento davvero speciale. Il suo ex allievo Edmond Kirsch, forse lo studente più brillante che abbia mai incontrato, oggi guru dell’informatica ricco e famoso, ha invitato celebrità e scienziati di tutto il mondo (a sue spese) promettendo a loro e a tutti coloro che seguiranno la diretta sul web (si prevedono milioni di persone) rivelazioni a dir poco incredibili, di portata storica. Alla serata sarà presente anche l’ammiraglio della Marina spagnola Luis Ávila, che non è lì per curiosità, ma per compiere una missione letale…

Origin, quinto romanzo del ciclo di Robert Langdon, titolare della immaginaria cattedra di Simbologia di Harvard, è una sorta di summa dell’opera di Dan Brown. È come se lo scrittore del New Hampshire abbia voluto presentarsi al pubblico e alla critica – che di certo (eufemismo) non lo ha mai amato! – con un libro che avesse tutte le caratteristiche migliori del suo stile, delle sue tematiche. “Questo sono io”, sembra dirci Brown dalle pagine di Origin, “E questo è il mio format brevettato, se la parola manifesto vi pare troppo nobile”. Innanzitutto da tutti i suoi libri nessuno escluso, prende l’approccio wikipedioso. Poi, come ne Il Codice Da Vinci – che condivide con Origin (almeno apparentemente, al netto delle rivelazioni finali) anche l’atmosfera clerical-complottista –, al lettore viene promessa una rivelazione di importanza storica, che effettivamente arriva a fine romanzo. Si tratta nientepopodimenoche della risposta alle eterne domande “Da dove veniamo?” e “Dove andiamo?”. Fare uno spoiler qui sarebbe criminale più che crudele: diciamo soltanto che la prima risposta ha a che fare con il celebre esperimento Miller-Urey, mediante il quale negli anni ‘50 un celebre chimico e un suo allievo cercarono di ricreare in laboratorio le condizioni della Terra primordiale per indurre la formazione di molecole organiche prima e della vita poi, mentre la seconda risposta affronta il quesito da un punto di vista evoluzionistico e letterale, più che filosofico o metafisico. Per più di 500 pagine Brown crea un’attesa parossistica nel lettore, sballottato di colpo di scena in colpo di scena lungo poco più di 100 brevissimi capitoli che si svolgono praticamente tutti nell’arco di una notte, in un incalzante tempo reale come ne Il simbolo perduto. Da La verità del ghiaccio e Crypto (i suoi due romanzi che non hanno come protagonista Robert Langdon) l’autore prende invece l’ingrediente scientifico à la Michael Crichton, che è in realtà la vera cifra stilistica e tematica di Origin, meno focalizzato sul tema religioso di quanto il lettore possa pensare. Ci pare anzi – se possiamo permetterci di avanzare un’ipotesi maliziosa – che l’autore abbia inserito la contrapposizione tra scienza e religione e l’abbia tenuta in vita lungo il plot più per ragioni commerciali che per una reale verve “eretica”, come invece accadde per il romanzo sul Graal. Come se volesse lo scandalo per sfruttarne la potenza promozionale ma senza cercare un vero scontro frontale con i credenti, tant’è vero che nel finale fa pronunciare al suo protagonista ripetuti inviti ad una “tregua” tra scienza e religione, nel nome della ricerca di una via comune alla comprensione dell’universo e dei suoi misteri. Aiutami a dire ecumenico.



 

 

 

 
 
 
 

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