Ornamento

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Prossimo futuro, quasi oggi. Ai margini di una grande città colombiana, protetta da un fitto bosco di pini e da una recinzione elettrica e sorvegliata da feroci cani da guardia, c’è una clinica privata. È una struttura spartana, ricavata da una grande casa coloniale alla quale sono state aggiunte parti ultramoderne. Nel silenzio interrotto soltanto dal latrare dei cani, un medico sta portando avanti nel laboratorio della clinica la sperimentazione di una nuova droga su quattro volontarie, tutte “donne di mezza età con storie cliniche insignificanti, senza episodi noti di dipendenza né precedenti penali”. L’uomo tiene un diario degli effetti della sostanza sperimentale sulle cavie, che ha indicato con dei numeri. Le pazienti 1, 2 e 3 di solito dopo la somministrazione si addormentano, la 4 invece rimane sempre sveglia e durante l’effetto della droga non smette mai di parlare, come in trance. Racconta soprattutto della madre, una anziana tutta rifatta e integralmente depilata che ha sviluppato – a furia di chirurgia estetica – una sorta di allergia cutanea, per cui due volte al giorno deve spalmarsi tutto il corpo di pomate speciali. Di solito ci pensa il marito (che non è il padre della paziente 4), ma ogni volta che la figlia passa a trovarla l’incombenza viene ceduta a lei. L’anziana sempre nuda e impomatata in più ha la mania delle statuette di porcellana, le colleziona e impedisce alla nipotina anche solo di toccarle. Le quattro pazienti, senza eccezioni, riferiscono di provare grazie alla droga sensazioni simili a orgasmi multipli, “impulsi elettrici regolari che nascono nell’inguine per distribuirsi in flussi deliziosi lungo le braccia, le gambe, il collo”…

Primo libro tradotto in italiano per Juan Cárdenas, giovane romanziere e critico d’arte colombiano. Una storia strana, disturbante, ambientata in una quasi contemporaneità che sta al Sudamerica di oggi quanto l’immagine di uno specchio rotto sta alla persona che vi è riflessa. Talmente distaccato da diventare cinico, il medico protagonista porta avanti i suoi studi per biechi interessi commerciali, poco o nulla interessato all’impatto che la droga da lui sintetizzata – che dopo i risultati lusinghieri sulle volontarie (la sostanza per motivi ignoti ha effetto solo sulle donne) invaderà presto il mercato – avrà sul tessuto sociale. Del resto, l’uomo è abituato a muoversi negli interstizi, a vivere nel silenzio e nella freddezza del suo matrimonio con una bellissima e capricciosa artista, ogni tanto ravvivato dal coinvolgimento di terze persone da utilizzare come oggetti sessuali (cosa che il medico farà anche con la paziente 4). Il richiamo stilistico più netto è senza dubbio quello a James G. Ballard, ma le suggestioni sono molte in questo breve romanzo percorso da una energia oscura, catalizzata anche dal contrasto tra i linguaggi dei personaggi, dalle loro incomunicabilità. La citazione in esergo del severo architetto austriaco dei primi del Novecento Adolf Loos ci spiega da dove viene il titolo del romanzo: per Loos – la cui opera più celebre è intitolata appunto Ornamento e delitto – il grado di civiltà di un popolo si misura dall’eliminazione di ogni ornamento dagli oggetti d’uso. Un razionalismo portato alle estreme conseguenze che Cárdenas qui applica alle anime e non ai progetti di palazzi viennesi: “La cosa è ciò che muore, la cosa è ciò che si consuma, ciò che si sgretola, e da qui viene l’inutile sensazione della bellezza, l’effetto ornamentale, ciò che dura, è il fossile vivente dell’azione”, afferma in uno dei suoi flussi di coscienza (forse il più drammatico, sicuramente quello con la punteggiatura più discutibile) la paziente 4. E a proposito di bellezza, nota di merito per la bellissima copertina, opera dello studio di Riccardo Falcinelli.

LEGGI L’INTERVISTA A JUAN CÁRDENAS



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