Oscar e la dama rosa

Oscar e la dama rosa

Oscar ha dieci anni. Ha dato fuoco al gatto, al cane, alla casa, pesci rossi compresi, e per la prima volta scrive a Dio. Prima non ha avuto tempo, ha sempre avuto troppo da studiare. E poi scrivere non gli piace, è solo una menzogna che abbellisce. Infatti potrebbe iniziare la sua lettera a Dio anche in maniera diversa, ma se scrivesse in modo più vero suonerebbe male, e non farebbe venire voglia a Dio di occuparsi di lui. E invece lui ne ha bisogno. Ne ha bisogno perché lo chiamano Testa Pelata, dimostra sette anni, vive in ospedale in mezzo ad altri bambini malati come lui – chi più chi meno – perché ha il cancro (leucemia, per l’esattezza) e se non si è mai rivolto a Dio prima è perché non crede nemmeno che esista. C’è già rimasto male con Babbo Natale… Ma Nonna Rose dice che ne vale la pena. E allora scrive. Lui di Nonna Rose si fida, mica come dei suoi, che fanno fatica anche a parlargli, come i dottori, per cui non è più un malato piacevole, perché non possono fare più niente per guarirlo, la chemio è andata male e il trapianto di midollo osseo peggio: Nonna Rose è un’ex lottatrice di wrestling, gli ha detto che gli ultimi dodici giorni di dicembre possono prevedere il tempo dei mesi dell’anno venturo e ognuno vale come un decennio, ha un’età a tredici cifre, dice un sacco di parolacce e lo fa divertire. E lo fa pensare: in fondo, che cosa gli importa che qualcuno gli dica che sta morendo, se lui già lo sa?

Eric-Emmanuel Schmitt rende possibile l’impossibile. Affrontare senza retorica la malattia senza speranza di un bambino. Che quindi non potrà mai diventare adulto né fare nulla di ciò che quasi tutti fanno. Non ci sarà, e basta. Mentre i suoi genitori sì. E questa è davvero l’unica cosa al mondo contro natura, tanto che manca la parola anche al vocabolario: se sei senza genitori sei orfano, se sei senza coniuge sei vedovo, se sei senza figlio non sei. E invece Schmitt riesce a trasformare l’addio in una gioiosa avventura popolata di personaggi meravigliosi e umanissimi, nella quale addirittura si avverano sogni che non si è fatto in tempo a sognare. Merito della sua prosa sensazionale, come sempre e più che mai facile, densa, semplice, limpida, lieve, delicata, profonda, pudica, umile, lirica, mistica, compiuta, precisa, misurata, consapevole, credibile, gaia, divertente, perfettamente organizzata, raffinata, asciutta, potente, immediata, concreta, immaginifica, del tutto priva di orpelli inutili e commovente oltre ogni termine di paragone. Oscar arriva ad avere venti, trenta, quaranta, cinquanta, sessanta, cento anni, ogni età, e con ognuna le gioie e le pene che le appartengono. Gli ultimi dodici giorni della guerra di Oscar non sono meno epici degli ultimi cinquantuno del conflitto di Troia che Omero ha consegnato alla posterità: si legge in un battibaleno e rimette nel giusto ordine le priorità della vita.
 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER