Oscure regioni ‒ Volume 2

Oscure regioni ‒ Volume 2

Un cadavere seminudo cristallizzato dal gelo delle Alpi sulla porta di un rifugio è la macabra sentinella di un’ossessiva ricerca intorno a un uovo nero: abomini delle altitudini. Due soccorritori, padre e figlio, rimangono tutta notte chiusi nel rifugio a esplorarne il mistero… Provincia laziale, fine estate. Un avventore in una locanda che dà sulla piazza di un piccolo paese: febbre, febbre altissima, ogni giorno più alta dopo aver conosciuto una donna, una breve avventura finita nel letto della stanza in affitto; intanto in paese si prepara una grande festa, in onore dell’ignaro turista... Simona e Marco hanno appena ristrutturato il casale che desideravano in Valdichiana, Toscana: Simona aspetta un bambino, il lavoro li soddisfa, sono contenti, non fosse per quel fetore che ogni poco torna ad infestare la casa, un problema con la fossa biologica che proprio non si riesce a risolvere. Qualcosa sembra gorgogliare e salire dalle fondamenta della casa… Omar, un cronista smarrito nei boschi molisani, fa la conoscenza di un vecchio disperato, armato di occhiali da saldatore, senza un braccio e cosparso di odori di bosco, all’inseguimento di una preda particolare, enorme e rumorosa…

Il Dahù valdostano, amorfo e zoppicante. La Marroca toscana, forma lumacosa che abita le viscere della terra e sale in superficie per cibarsi. L’Uomo Cervo molisano e il benandante friulano. Gli gnefri umbri e il Mostro della laguna del Polesine. L’Om Pelos del Trentino e la bagiùa ligure. L’antologia di orrori di Luigi Musolino, curata dall'associazione RILL – Riflessi di luce lunare, si costruisce attraverso questa personale mappa nel bestiario folkloristico italiano. Creature di mostruosa deformità che invadono come fiumi in piena il quotidiano dei protagonisti dei racconti, investendone il corpo e il mondo: risucchiandoli con inaudita e dimenticata potenza, legata all’arcano. Il fluido alienante sprigionato da queste creature, nei passaggi migliori dei racconti di Musolino, muovono i personaggi verso una percezione “mostruosa” ma viva, deforme eppure permeante, che fa esplodere grigie gabbie di routine e “stanze senza finestre”. Peccato per la fretta nella scrittura che si avverte a tratti, per l’esagerazione nella ricerca dell’effetto, per una topografia troppo superficiale e per come a volte il “bestiario” venga presentato in maniera didascalica e brutale, anziché atteso attraverso il mistero e la suggestione.

 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER