Ospiti della nazione

Ospiti della nazione
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Belcher e Hawkins sono due inglesi in territorio irlandese. Più che ospiti della nascente Irlanda, sono veri e propri detenuti che, in seguito, dovranno essere giustiziati. Pur nella loro natura di prigionieri in una guerra civile tra due nazioni così diverse, non hanno fatto fatica a fare amici con i loro “nemici”, giocare a carte, imparare le canzoni o i balli tipici per una serata davanti al fuoco, chiacchierare del più o del meno e inveire contro i capitalisti che creano ad arte guerre per arricchirsi. La guerra, però, ha le sue regole ineluttabili, soprattutto quella per un’agognata indipendenza. Tutto deve avere una fine, anche quel periodo di pace apparente tra i popoli, sotto i colpi di un battaglione. Il sangue scorre nella terra di smeraldo. I Volontari dell’Ulster si riuniscono per staccarsi dagli odiati britannici, fondano il Sinn Fein, tramutandosi nel braccio armato e più “arrabbiato” dell’IRA. Chi non collabora alla causa è una spia, un dissidente, qualcuno da evitare. Come Jumbo, quell’uomo violento, che picchia la moglie e pensa solo a sbronzarsi. Per sopravvivere, lei è costretta ad affidarsi a Pa Kenefick, il capo della lotta che ha sempre una risposta per tutti. L’esasperazione trasforma la donna in delatrice. Nel vicolo tutti sanno come far pagare i conti agli oppositori. Proprio nei vicoli, l’Irlanda si fonde, tra casupole basse e fuliggine, fogne a cielo aperto e tazze di tè con tante chiacchiere. Chi può cerca di rialzare la testa e aprire piccole attività, come Kate e sua sorella Ellen a Blarney Lane, entrate di diritto nelle leggende popolari di Cork. Chi le ha conosciute sa che a casa loro si cela qualcosa di strano. Ma in fondo, non è questo parte integrante del famoso folklore irlandese?

Cantore della “ribelle” Cork, sua città natale, Frank O’Connor è uno dei più importanti scrittori irlandesi di racconti (tanto da meritarsi un premio letterario a lui nominato). La sua rimarrà sempre una scrittura legata alla sua amata terra, ai suoi abitanti e agli innumerevoli campi di battaglia, soprattutto quella per l’indipendenza irlandese. Il suo amore per un’Irlanda libera dal giogo inglese lo portò negli anni Venti persino in galera. Questo piccolo libriccino raccoglie quattro esempi della sua grande maestria nel porre l’essere umano e le sue inevitabili contraddizioni al centro della narrazione. I soldati inglesi prigionieri nel primo racconto, Ospiti della nazione, ad esempio, sono in tutto e per tutto uguali ai loro secondini, riuscendo ad istaurare con loro addirittura uno scomodo rapporto di allegra amicizia. Il finale tragico non è legato ai sentimenti personali ma a ciò che va fatto anche se non fa piacere, seguendo regole di onore che sono difficili da accettare. L’umanità viene messa da parte per un ideale superiore che a volte è più cieco del nemico che intende combattere. Questa edizione, purtroppo, appare un po’ trascurata e non rende giustizia al grande scrittore irlandese, lasciando distrattamente refusi o scegliendo traduzioni poco coerenti con il testo originale, che a volte non fanno altro che infastidire il lettore. Una maggiore attenzione avrebbe sicuramente giovato la meritevole intenzione di far conoscere al pubblico italiano una voce ancora poco nota del panorama letterario del Novecento.



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