Ottaedro

Ottaedro
Può una corsa in metro sconvolgere l’andamento di una vita intera? Può innescare con le sue curve sinuose e brusche frenate l’inizio di un circuito privilegiato tra due completi sconosciuti? Sì, basta che lo sguardo dell’uno colga il balenio complice di quello dell’altra riflesso nel finestrino ed ecco che avviene lo sdoppiamento, i riflessi acquistano una loro identità, si adornano di nuovi nomi e iniziano il gioco. E questo gioco, così lo chiama, sembra essere vitale e imprescindibile per lui, un uomo che si tuffa nei corridoi delle stazioni metropolitane parigine come un nobile cavaliere nel folto della battaglia. Il rituale non ammette distrazioni e le regole di questo impalpabile corteggiamento non perdonano la minima defezione, sebbene infrangere la regola sia l’unico modo di portare a compimento l’impresa…  Parenti e amici si raccolgono nella casa di Severo, viene servito caffè caldo e cognac per i più deboli di cuore, tutti parlano a bassa voce, solo qualche pianto sommesso risuona nell’afa delle stanze. Finalmente viene annunciato l’inizio della prima fase: il sudore. Accalcandosi l’uno contro l’altro, tutti gli ospiti si sistemano intorno al letto su cui Severo, esangue, è seduto; tra pochi minuti ogni lembo di stoffa, ogni guanciale, ogni centimetro del pigiama e del lenzuolo saranno zuppi di sudore, pesanti, inutilizzabili, e allora vorrà dire che la fase del sudore si è conclusa nel migliore dei modi e che ci si può risposare un poco, prima dell’inizio della successiva. I bambini ridono, non capiscono, la moglie di Severo si fa forza per mantenere il massimo del pudore ma quando, con sorpresa di tutti, viene annunciata la fase delle tarme, anche lei cede in un rivolo di singhiozzi... Marcelo viaggia molto per il suo lavoro, è commerciante in materiali prefabbricati, e in uno di questi viaggi, frustato di pioggia e di vento, incontra Lina, una giovane autostoppista diretta a Copenhagen, immobile in mezzo alla strada e zuppa da capo a piedi. Dopo il primo timoroso imbarazzo, soprattutto da parte di lui, data l’evidente differenza di età, i due si scalderanno pian piano, prima in macchina e poi al fuoco di un grande camino nella residenza di Kindberg dove Marcelo la porta a mangiare e asciugarsi. Le aspirazioni di lei, i suoi sogni acerbi infondono in lui una strana malinconia che lo spinge, senza quasi accorgersene, a svuotare con quella giovane sconosciuta un bagaglio ormai insostenibile di ricordi e rimpianti. Ora sta a lui decidere se tessere o meno la sua strada insieme a quella della ragazza… Mariano e Zulma vivono in quella calma  pigra fatta di piccoli gesti coordinati e ripetuti che solo molti anni di pacato matrimonio donano alle coppie. Le giornate estive trascorrono lente così come le notti, il massimo dell’emozione è l’arrivo del postino nelle une e la lotta con le zanzare nelle altre. Un giorno l’amico Florencio lascia loro sua figlia di pochi anni per un urgenza di lavoro. Tutto scorre tranquillamente, fino all’ora di andare a dormire quando, Zulma comincia a sentire strani rumori intorno alla casa, come un calpestio di pesanti zoccoli e il nitrito sconcertante di un enorme cavallo imbizzarrito. Mariano scoprirà nell’arco di poche ore quanto sia più difficile sconfiggere l’inquietudine angosciosa del nulla piuttosto che la concretezza rassicurante di un pericolo visibile…
Queste sono alcune delle otto facce di un libro che non smentisce il genio dell’autore e la sua passione per lo spazio angusto ma intenso del racconto breve. Indipendentemente dai contenuti, gli otto racconti che corrispondono alle otto facce di questa raccolta, trasmettono atmosfere avviluppanti alle quali volendo o non volendo è impossibile sottrarsi. A volte piacevoli, dorate e pregne dell’ebbrezza della passione e del fumo di innumerevoli sigarette, altre terribili, agghiaccianti, si insinuano con i loro artigli invisibili nei meandri delle nostre paranoie, spietate. La chiave è l’assenza del palesamento, la sospensione del fiato che mai è certo di poter essere tirato. Ancora una volta Cortázar ci strega senza trucchi, trascinandoci , ipnotizzandoci, trasportandoci nel suo mondo “fantastico senza fantasmi” come lo descrive Ernesto Franco nella prefazione di Bestiario, l’opera che ventitre anni prima inaugurò l’inizio del viaggio.

 

 

 

 
 
 
 
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