Ouatann

Ouatann
Autore: 
Traduzione di: 
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 

Sulla scogliera di Biserta, poverissimo villaggio tunisino, si erge una casa con un meraviglioso giardino fitto e labirintico e una grande terrazza dalla quale si può osservare il mutevole movimento del mare. La famiglia di Michkat, avvocatessa divorziata e disoccupata, ne è la proprietaria: la casa è stata teatro di giorni felici in passato, quando la madre non era stata ancora colpita da demenza senile e Michkat e suo fratello Mehdi, bambini, giocavano spensierati. Si Mokhtar, il capofamiglia, l’aveva acquistata dallo strano Monsieur Jacques, un francese che aveva preteso di essere sepolto, alla sua morte, nel giardino da lui amorevolmente creato, a fianco alla tomba del suo cane. Mehdi ne sarebbe divenuto il proprietario, se ad un certo punto il ragazzo non avesse fatto fagotto e non si fosse trasferito in Canada, con grande disappunto del rigido padre. Michkat torna periodicamente nella villa per riscuotere i guadagni dell’allevamento di mucche dal furbo custode Sleim - un finto mentecatto che giura di parlare col fantasma di Sir Jacques - e per ritrovare quel senso di “casa” che sembra avere tristemente perduto . La dimora sembra essere perfetta anche come nascondiglio: al villaggio si presenta infatti Rached, viscido funzionario pubblico in aspettativa che va cercando una casa da affittare, per accogliere e sorvegliare da molto vicino un misterioso uomo: Sleim, ghiotto di denaro, coglie al volo l’occasione offrendogli la villa all’insaputa della sua proprietaria…

Presentato in anteprima nazionale il 18 settembre scorso al Festival Pordenonelegge, questo è il primo libro tradotto in italiano di Azza Filali, famosa gastroenterologa tunisina con la vocazione della scrittura, già autrice di numerosi saggi e romanzi. Il suo stile è semplice, pulito e a tratti ironico, e mitiga piacevolmente la drammaticità dei fatti. Ambientando la sua storia nella Tunisia sull’orlo della “Rivoluzione dei gelsomini”, avvenuta tra il 2010 e il 2011, l’autrice racconta il disagio del suo popolo tra fame, corruzione politica e la speranza, sempre più flebile, di un futuro che sembra essere scomparso dall’orizzonte. Semplicemente, e irreversibilmente, sembra essersi smarrito l’Ouatann: una parola araba complessa, indice di quel senso di patria, di casa, di appartenenza alla comunità nazionale; quell’ insieme di valori che si è sgretolato lasciando posto ad un vuoto d’animo , soprattutto nelle nuove generazioni, spesso colmato attraverso l’affiliazione a gruppi terroristici e che in altri casi, spinge a pagare oro per una traversata in mare sopra barche sconquassate, con al timone veri aguzzini. Perché la conquista della democrazia e del benessere è un processo lento e difficile, e la pazienza è una virtù dimenticata da molti. La storia è una sorta di noir con un mosaico di personaggi molto ben caratterizzati, orbitanti attorno ad una casa che è metafora di patria; adulti, vecchi, bambini, tutti alla ricerca di un’identità: attraverso il viaggio, il riscatto morale, l’illegalità. O, come Minchkat, attraverso dolci e rassicuranti ricordi d’infanzia.



Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER