Outlander - Legami di sangue

Outlander - Legami di sangue

17 di Chestnut Street, Philadelphia, giugno 1778. “Quindi Jamie è andato via con il tuo Lord John, l’esercito britannico sta dando loro la caccia, il ragazzone alto che ho incontrato sulla soglia con le orecchie che gli fumavano è figlio di mio fratello – bè, certo che lo è, lo capirebbe anche un cieco – e la città brulica di soldati inglesi. È corretto?”. Jenny, Jenny Murray, trova una sintesi e, abituata alle maniere delle Highlands, si fa presto un’idea dei cocci alle spalle di Willie. William Ransom, Nono Conte di Ellesmere, Visconte Ashness, Barone Derwent e ora suo nipote non è altrettanto in grado di afferrare senza batter ciglio la storia della sua vera identità; e dunque dopo tanto lutto e così poco fondato la residenza di Lord e Lady John Grey è teatro di nuovi dispiaceri. James Fraser, però, è vivo. Vivo... Craigh na Dun, ottobre 1980. Mentre Roger e l’antenato William Buccleigh MacKenzie attraversano il cerchio di pietre per cercare Jem rapito da Cameron, sotto la diga di Loch Errochty un ragazzino rosso di capelli sta tentando una via di fuga lungo il tunnel idroelettrico...

L’avvio di questo ottavo (quattordicesimo in Italia) romanzo della saga di Outlander, Written in My Own Heart’s Blood, è un accesso d’ira. I cocci della casa di Lord John Grey assicurano una ferita dell’onore. Questo avvio è il migliore per la rentrée di Jamie, perché è proprio il momento della verità. In questo libro, con incredibile vivacità, si aprono gli occhi sulle storie familiari e fior fiori di spinosità apportano insidie alle svariate linee temporali dei Fraser e dei MacKenzie. Contribuendo così a particolareggiare la successione dei fatti del XVIII sec. e a far discendere una fosca atmosfera sulla tenuta di Lallybroch nel XX secolo, Diana Gabaldon mette in gioco più passione di quanto si potrebbe pensare. Sopra le infernali vicende di guerra, con i Ribelli sempre più alle calcagna degli uomini di Sua Maestà, ci sono altri episodi amari eppure promettenti: da una parte Roger lotta per capire come unire di nuovo la sua famiglia e Bree – “l’ultima della stirpe dei Lovat” – non ha più dubbi riguardo a quello che occorre fare, dall’altra le peripezie dei cuori, gli intrighi di Percy e il problema rappresentato dai Grey sono più punti d’appoggio su cui l’autrice mostra di voler affrontare e sfidare i legami di sangue. Si direbbe che il libro manchi un po’ di leggerezza, l’ironia però è al solito puntuale. Semplice e molto disinvolto, per esempio, l’incontro della nostra curatrice (Claire!) con il futuro Padre della Nazione; e datelo pure per scontato: avidamente clinico... altrimenti perché Gabaldon ringrazierebbe Marte Brengle per averle parlato della ricostruzione forense del volto di George Washington e la dottoressa Merih O’Donoghue, “per gli appunti sulla disastrosa storia della sua dentatura”? Claire è sempre Claire! 

 


 

 

 

 
 
 
 

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