The outsider

The outsider

Sono già due i testimoni che dichiarano di aver visto Terry Maitland con Frank Peterson la sera del fattaccio. Flint City è una piccola cittadina e tutti conoscono tutti, quindi se due cittadini come Jonathan Ritz e Arlene Stanhope dicono di aver visto Terry Maitland ‒ per tutti Coach-T, allenatore della squadra di baseball locale e padre sportivo per quasi tutti i giovani del circondario ‒ allora bisogna crederci. Ai poliziotti che raccolgono le deposizioni dei due sembra incredibile che un membro così rispettato della loro comunità, sempre disponibile e sorridente possa essersi macchiato di un omicidio così efferato, eppure com’è che si dice sempre dei serial killer? “Era un bravo ragazzo e salutava sempre”. Ciò che è successo in quella notte a Figgis Park non ha precedenti e la violenza perpetrata ai danni di quel ragazzo denota una ferocia che non può restare impunita, e Bill Samuels, procuratore distrettuale della contea di Flint, giovane in rampa di lancio, desidera prendere due piccioni con una fava: assicurare un orco alla giustizia e lanciare definitivamente la sua carriera. Più prudente è invece il detective Ralph Anderson, il quale preferirebbe attendere un po’ prima di arrestare Maitland sulla base di due sole testimonianze, anche se forse è il cuore a renderlo prudente: con Terry c’è sempre stato un buon rapporto e gli sembra impossibile che sia stato lui. Samuels però ha già deciso per l’arresto in grande stile: la polizia irromperà allo stadio dove Maitland sta guidando la squadra locale e lo prenderà in consegna davanti a tutti, perché un lupo è sempre un lupo, anche se travestito da agnello…

In una produzione che ha attraversato più di quattro decadi e sfornato oltre sessanta opere – spesso memorabili – è fisiologico che si senta il bisogno di cambiare pelle e provare a battere nuove strade, flirtando con generi diversi (dall’ucronia di 22/11/’63 al noir-hard boiled di Mr. Mercedes), cambiando scenari (la nostalgica America dei Fifties è diventata l’America arrabbiata nei nostri giorni) e proponendo storie diverse con personaggi di ritorno (in The outsider ritroviamo alcuni personaggi già visti nella trilogia di Mr. Mercedes). Ho già citato due volte la trilogia di Mr. Mercedes perché questo nuovo romanzo del Re le è strettamente apparentato per genere, personaggi e attenta analisi dell’americano medio degli anni ’10 di questo secolo. Sono lontane le corse a perdifiato in bicicletta alla ricerca di un’avventura che funga da catalizzatore nel passaggio dall’età dell’innocenza alla maturità e sono lontani i bozzetti aggraziati di un’ America che non c’è più. In The outsider viene fuori l’anima più contemporanea della nazione a stelle e strisce, e questa contemporaneità è fatta di rabbia, desiderio di vendetta troppo spesso confuso con desiderio di giustizia e necessità perversa di sbattere il mostro in prima pagina. Il romanzo, che si può articolare per comodità in due parti, è sorretto da una prima parte decisamente brillante, dal sapore para-hitchcockiano, in cui la tematica del falso (?) colpevole cattura pagina dopo pagina l’attenzione del lettore salvo poi imboccare una parabola discendente che naufraga in un finale decisamente scontato e poco convincente. La commistione tra reale e soprannaturale stavolta funziona male e se, ad esempio, nel recente Fine turno la presenza del villain Brady Hartsfield era sufficiente per riscattare una storyline zoppicante, qui non ci si può aggrappare nemmeno al cattivo di turno, copia sbiadita di altri mostri partoriti dalla fervida immaginazione dell’autore del Maine. Di questo The outsider resta un’ottima prima parte, un titolo che nella sua indefinitezza richiama un male insondabile e arcano (It vi ricorda niente?), una bellissima copertina e poco altro, almeno per chi conosce bene la produzione kinghiana ed è cresciuto a pane e King come me. Per i neofiti invece sarà facile lasciarsi ammaliare da una scrittura come sempre impeccabile e dalla solita costruzione geometrica e ben collaudata, marchio di fabbrica di un autore che non ha più nulla da dimostrare e che da anni fa parlare per sé i suoi capolavori.



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