Padre

Un padre esperto di montagna e natura - a bordo di una macchina bloccata in un ingorgo autostradale a causa di una forte nevicata insieme alla giovane figlia - aiuta con fare sicuro e con poche parole, ma molta gentilezza, i vicini di corsia in difficoltà per la mancanza di acqua, calore, benzina e servizi igienici; in una stanza di albergo si svolgono gli incontri sessuali tra un figlio di rara bellezza e i suoi clienti, selezionati e scelti da un padre manager che cura in ogni dettaglio la fitta agenda di appuntamenti con coppie, uomini e donne in cerca di emozioni forti; il difficile confronto tra un figlio scrittore e il padre poco incline all’incoraggiamento, dubbioso sul futuro che questa professione potrà garantire; le telefonate notturne, surreali e commoventi, tra un figlio solitario e il padre affetto da demenza senile, incapace di riconoscere se stesso e gli altri, immerso in un mondo onirico inventato dalla malattia; un padre che predilige l’ippica e la compagnia delle bambine di altri piuttosto che quelle della figlia che attende, con ansia inesauribile, di essere considerata per quello che è, e il tragico epilogo che vede il suicidio come scelta definitiva, ineluttabile, quasi impossibile da perdonare...
Queste sono solo alcune delle situazioni - talvolta autobiografiche - narrate all’interno di questa sorprendente raccolta di racconti i cui autori sono in parte esordienti (Stefano di Leo e Michele Cocchi) e in parte già pubblicati con successo e buona accoglienza da parte della critica. Padre è un libro che va letto tutto d’un fiato, i racconti brevi scorrono velocemente e aprono mondi e finestre su una figura controversa, amata e odiata, idolatrata e ammirata ma anche detestata, accusata, spogliata della sua veste per diventare... niente. Il padre come punto di riferimento che spesso manca, come ancora di salvezza a cui ci si vorrebbe aggrappare e che invece sfugge dalle mani come un’anguilla, speranza di sostegno nei momenti difficili, punto di riferimento che è invece un miraggio. C’è molta sofferenza nella scrittura di questi giovani autori, c’è catarsi, ricerca di una risposta, volontà di parlare di qualcosa che si agita dentro per dare forma alle proprie paure e alle aspettative mancate. C’è odio che prima era amore e c’è amore che si mischia a quell’astio al limone che si prova quando non si viene capiti, considerati, amati. Una carrellata degna di nota di quel rapporto che si vorrebbe intimo, e che spesso non lo è, con una figura ancestrale che da sempre e per sempre condiziona le nostre esistenze di figli ponendoci di fronte alla domanda: chi è nostro padre? È possibile definirlo tale? Quando un padre diviene solo un nome sulla carta? Quanto si può sopportare di non raggiungere quella perfezione anelata e mai raggiunta?

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