Padre padrone

Padre padrone

È il 1944 quando Gavino comincia a frequentare la scuola elementare di Siligo, il suo paese natale, in Sardegna. Passa appena un mese e proprio quando si sente finalmente a proprio agio con i compagni di classe e la maestra, ecco il padre irrompere nell’aula per trascinarlo via e metterlo a badare alle pecore, nonostante le proteste dell’insegnante. “Lo studio è roba da ricchi: quello è per i leoni e noi non siamo che agnelli”. La dura vita del pastore è devastante per un bambino di sei anni. I tentativi di fuga sono numerosi, tutti seguiti dalle botte e dalle punizioni che il padre ha in serbo per lui. Gli inverni gelidi seguono le estati torride. La fame, la solitudine, la paura per tutto ciò che si muove tra i boschi fino a quando l’isolamento e la fatica diventano abitudine. Gavino è costretto ad adattarsi e crescere in fretta. I calli gli induriscono mani e piedi, il lavoro pesante lo irrobustisce, le intemperie rafforzano il suo fisico giovane facendo di lui non solo un ottimo pastore ma anche un bravo agricoltore. E mentre gli anni passano le aspirazioni personali prendono il loro spazio...

Gavino Ledda ci ha consegnato una testimonianza che va ben oltre il romanzo autobiografico. La condizione dei pastori e dei contadini nella Sardegna rurale era difficilissima. Vessati dai proprietari terrieri, in balia di briganti e ladri di bestiame, flagellati dagli insetti e dai capricci delle stagioni spesso perdevano il bestiame e il raccolto, la carestia decimava le famiglie. La crudeltà dei padri era un mezzo necessario per mantenere intatta la proprietà di beni e persone. Un figlio era uno strumento per il lavoro, doveva produrre e doveva farlo all’interno di un tessuto sociale ben preciso. Quando Ledda esce da quello schema per studiare attira su di sé il disprezzo della comunità, come fosse diventato un brigante. L’intera famiglia è colpita da quest’onta, al punto che il padre potrebbe persino ucciderlo. Oggi Ledda usufruisce della legge Bacchelli, attiva dal 1985, che supporta economicamente personaggi meritevoli, i quali a causa di varie circostanze non sono in grado di provvedere a loro stessi.



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