Paese d’ottobre

Paese d’ottobre

Il signor Bigelow è un nano, e ama osservare la sua immagine riflessa nel labirinto di specchi deformanti… Messico, ridente cittadina ricca di architetture francesi colorata di bougainville, con uno strano culto dei morti... George Garvey era una nullità, una persona assolutamente comune; adesso ha il vezzo di portare un gettone bianco per monocolo, Matisse in persona vi ha disegnato un bell’occhio azzurro... Il signor Harris potrebbe sembrare un banale ipocondriaco, lo sa bene il dottor Burleigh; eppure le sue ossa non smettono di fargli male, proprio non vogliono saperne… Un luna park, un grosso barattolo di vetro con una cosa sospesa nella formalina, di quelle che ti fissano senza vederti; Charlie ha pagato per vederla, ne rimane affascinato, vuol saperne tutto... Fine settembre, quando in riva al lago la spiaggia si svuota e le cose, senza motivo apparente, diventano tristi per tutti, soprattutto per il piccolo Harold... Fido è il miglior amico di Martin, porta sempre in casa profumi e sensazioni dell’autunno; porta anche nuovi amici per Martin, soprattutto nella lunga notte di Halloween... Foxe e Shaw arrancano in strada, nonostante la fatica e i piedi a pagnotta, devono seguire la "signora desiderio di morte", proteggerla e aiutarla da se stessa...

Composta durante la stesura delle Cronache marziane (1962), l’antologia ritrae il lato oscuro della provincia americana. In una prosa semplice e coinvolgente, nella quale immagini e sensazioni entrano in scena come attori, Bradbury schiude al lettore lo scrigno in cui tutti noi riponiamo incubi e paure infantili. Si tratta di un affresco filtrato dalla luce incerta e ombrosa dell’autunno, la fase del passaggio verso la stagione fredda. L’immaginario dell’autore, dunque, si identifica con quello di ogni lettore. La paura, l’incubo, si materializzano direttamente da elementi quotidiani e consueti che, alla luce di ottobre, assumono contorni e pose inquietanti. Nel dare al lettore, Bradbury si offre. Mette in campo le sue stesse paure, le fa scaturire dalla realtà tipica della provincia dove tutto e tutti si conoscono, le fa agire a ritmo rallentato, sonnacchioso. Non per questo i piccoli, terribili, incubi da lui evocati ci appaiono meno destabilizzanti. Anzi! Proprio la dimensione quasi campagnola, quell’agitarsi dolce e lento, esalta l’effetto sul lettore toccandone direttamente l’inconscio. Colpisce di questo libro proprio questa capacità di portare le paure alla dimensione di archetipo. Tale effetto è catalizzato non solo da un linguaggio puramente immaginifico ma anche dall’utilizzo di elementi banali quali luna park, gettoni, cani. Persino barattoli.



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