Palladion

Il marmista è stanco e ormai è ora di chiudere bottega. L’uomo ripone gli attrezzi, si avvia verso l’uscita e si ritrova davanti un giovane dai bei lineamenti e dalla corporatura robusta, che certo non passa inosservata. Un ragazzo mai visto, che è lì per commissionargli un lavoro, una richiesta che proprio non può rimandare perché in partenza: una lapide. Proprio così: il giovane sconosciuto chiede una lapide con un’iscrizione funebre. Niente di urgente, per carità, il marmista può fare con calma. La scelta di quell’insolito cliente cade sul marmo bianco di Luni e con un gessetto, il ragazzo scrive sul bancone il testo che vorrebbe si incidesse su quella tomba. Gli occhi sono lucidi, la voce trema e l’artigiano dopo aver letto la frase, gli chiede se quella lapide fosse per suo figlio. L’avventore lo guarda stranito, dicendogli di no, che in realtà il figlio è lui. Il marmista pensa bene di non chiedere altro, del resto la sofferenza fa brutti scherzi, ottenebra la mente e fa sragionare chi ne è colpito. Il giovane insiste per poter pagare, il suo viaggio sarà molto lungo e non sa quando potrà fare ritorno. Davanti alle sue insistenze, l’uomo accetta il danaro e gli dice che tempo dieci giorni, la pietra tombale sarà pronta. Il ragazzo, con fare misterioso, gli promette che la ritirerà appena possibile. Il marmista chiude finalmente la sua bottega. Mentre si incammina, si gira ancora a e vede alle sue spalle il giovane, fermo sull’argine del fiume, pensieroso, mentre guarda le acque scorrere sotto di lui, con il vento che gli scompiglia i capelli…

Un romanzo diviso in quattro parti Palladion di Valerio Massimo Manfredi, dalla trama corposa e dallo stile che non tradisce la semplice eleganza tipica della scrittura dell’autore emiliano. Una lettura che rapisce, dove il mistero ruota intorno al mito romano di Athena, guardiana del celebre Palladion. La prima parte del libro vede protagonista Lucius Fonteius Hemina, un tribuno romano, costretto ad affrontare un arduo viaggio alla ricerca del Console, per potergli consegnare un messaggio di vitale importanza. La seconda parte narra del monaco Theodoros, vissuto nel Medioevo, anima tormentata da “Il codice di Polibio”, un testo misterioso e a suo dire corrotto. La terza parte che è il fulcro del libro, ci presenta la figura dell’archeologo che durante gli scavi scopre la statua della Pallade Athena e rinviene altre sei statue. Che importanza hanno tali sculture? Perché sono state sotterrate? La storia di Fabio, lo studioso che fa questa memorabile scoperta, si spalma su tutta la terza parte e poi sulla quarta, dove convogliano tutte le vicende che animano il libro. Una lettura affascinante e coinvolgente, che rende il lettore partecipe e non semplice spettatore di una storia, in cui le conoscenze archeologiche di Manfredi fanno magistralmente da sfondo. Con Palladion, lo scrittore consegna al pubblico un romanzo in cui la storia la fa da padrona, congiungendo attraverso sottili legamenti, diversi periodi del passato e del presente.

 


 

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