Panamericana

Panamericana

Adolfo Bioy Casares trascrive il frammento di un diario appartenuto a Javier Morris-Walsh, battuto a macchina e quindi non autografo, che potrebbe costituire l’embrione di un romanzo o di un racconto lungo mai portato a termine… Mio padre, ingegnere, ha sempre considerato la sua professione come il naturale completamento delle discipline umanistiche. Nel suo pantheon letterario c’erano Eco, Calvino e Borges; ai primi due ho rinunciato, del terzo non potrei fare mai a meno, quando lessi Finzioni fu una rivoluzione… Alla Universidad Autónoma de Mexico gli studenti leggevano avidamente i formalisti russi e veneravano Roberto Bolaño, ma ignoravano bellamente il mio amato Josè Emilio Pacheco… Manuel Puig è in Messico, e sta morendo. Così don Vicente Delarosa si reca dal dottor Ettore Scholsen, molti anni prima protagonista di un intervento insolito: aveva inserito nel suo occhio un circuito integrato, per assecondare la sua voglia di realizzare “il film definitivo”, il film della sua vita… Osvaldo Soriano scrive da Buenos Aires a degli amici che vivono a Roma, scusandosi perché non sarà in Italia quando nascerà il loro bambino. Comincia quindi a parlare delle difficoltà incontrate nella scrittura del nuovo romanzo, ma soprattutto del suo gatto Ciccio… Guadalupe Ulloa vive in un edificio senza ascensore a New York (un walk up, come lo chiamano in gergo) con suo figlio Celestino, chiamato così perché la donna aveva incontrato lo scrittore Reinaldo Arenas in ospedale il giorno del parto e l’uomo le aveva suggerito proprio quel nome, il nome del protagonista del suo primo romanzo… Dov’è il mio Roberto? Per giorni mi sono appostato nel Caffè Homero Manzi ad attenderlo, portandomelo appresso in un’istantanea che lo aveva fissato, chiedendomi che fine avesse fatto… Waldomiro Santos Guimarães si accorge subito di me nell’aeroporto di Bahia. Non ho mai ricevuto un’accoglienza di questo livello, questo è il Brasile che avevo conosciuto solo coi versi di Vinícius de Moraes tradotti da Ungaretti…

La Panamericana è un sistema viario complessissimo che si sviluppa per oltre 25.000 chilometri lungo la fascia pacifica, estendendosi dall’Alaska fino al Cile. L’ambizione, già dichiarata dal nome, è quella di unire tutti i Paesi delle Americhe. Quello che invece si propone questa omonima antologia di racconti curata da Alessandro Roveggi è di porre l’attenzione sull’America letterariamente minore, o almeno quella che solitamente si considera tale senza nemmeno approfondire tanto le proprie conoscenze. Nove autori italiani si cimentano in altrettanti “racconti di affinità e amore per fantasmi concretissimi”, in una galleria di ritratti di autori grandi e di altri molto meno noti. O almeno questo vorrebbe essere l’obiettivo del libro, che però viene mancato in pieno. Leggendo questi racconti non si aggiunge quasi nessuna conoscenza sugli autori a cui i racconti dovrebbero essere dedicati. Ottima sicuramente la prova di Vanni Santoni con il suo personalissimo racconto di come si è avvicinato a Borges, ma è solo un luce tremula in una nebbia spessissima. Gli altri racconti sono miseri quadretti in cui gli autori e la loro latinoamericanità sono relegati sullo sfondo: più che omaggi agli autori del “canone latino” i vari estratti sembrano una celebrazione della propria scrittura (a volte di alto se non altissimo livello, d’accordo, ma che nulla ha a che fare con l’obiettivo della raccolta). Malgrado la presenza di autori noti e valenti come Arena e Stassi, Panamericana è un’opera per nulla riuscita e appare raffazzonata, un pasticcio in cui ciò che dovrebbe essere in primo piano sembra comparire quasi in maniera accidentale. Insomma, bisogna ammettere a malincuore che era lecito aspettarsi molto di più.



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