Pane e amianto

Pane e amianto
Il buio è sceso tutto insieme. Copre ogni cosa, generosamente. Senza lasciare spazi vuoti, si propaga come un liquido che occupa tutto lo spazio a disposizione. Ciononostante la notte è ancora poca, per così dire. E ancora meno sono le stelle nel cielo. Il vetro della portafinestra è chiuso. È il suo punto di osservazione. Le auto sembrano ritagli di giornale. Non può smettere di guardare. Lei è immobile. Illuminata. Impietosa. Lo ammalia da vent’anni. Lei. La sua amante. La città. Prova nausea, per quello che è. D’un tratto, squilla il telefono. Ne è morto un altro. Giovanni Mallardi, uno del reparto tubi monolitici. Diagnosi, mesotelioma pleurico…
Eternità spalanca le tue braccia io sono qua accanto alla felicità che dorme per lei vivrò e quando avrà bisogno io ci sarò ad asciugare le sue lacrime. Sono versi che abbiamo cantato tutti. In macchina, sotto la doccia, tra sé e sé. Quelli bravi davanti a un microfono. Quelli bravissimi l’hanno incisa e ne hanno ricavato successo. È una bella canzone. E una bella parola. Eternità. Ma se togli una lettera diventa Eternit. Amianto. Di cui negli scorsi decenni sono stati imbottiti i palazzi. Poi si è scoperto che faceva male. Molto. Asbestosi. Cancro. Morte. E qualcuno non ha potuto evitarlo, il contatto con l’amianto. Perché doveva lavorare. Di pane e amianto parla sin dal titolo questo romanzo. Duro, commovente, doloroso. Scritto benissimo.

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