Pane e tempesta

Pane e tempesta
Montelfo è un paese pieno zeppo di persone curiose: il Nonno Stregone, dotato della vista di un falco, dell’odorato di un segugio provetto, capace di parlare la lingua degli animali e delle cose; Piombino, disperatamente innamorato di Alice, la figlia del veterinario; i Sette Siamonoi, liberamente ispiratisi a un film giapponese - chissà quale!!- e le loro diatribe con il gruppetto rivale di bambini fighetti, pronti a portar via loro l’amico Ciccio Misero solo perché venuto in possesso della mitica figurina del grande Omar Sivori; Tramutone Secondo, deceduto mentre spillava, ingurgitandoselo, un litro del preziosissimo vino Sangue di Giove; il temibile e ricchissimo boss Sibilio Settecanal e il suo esercito di motoseghe lanciato all’abbattimento del bosco circostante. A Montelfo non ci sono solo persone ma anche luoghi memorabili: uno di questi, il più importante forse, è il Bar Sport, ritrovo di ogni paesano che si rispetti e teatro di battaglie, discussioni, liti e riconciliazioni. I montelfesi vivono in una dimensione ovattata, favolistica ma non così lontana e avulsa dal mondo civilizzato, anzi, proprio da loro impareremo le ventisette azioni che contraddistinguono la società civile da quella primitiva...
Con la sua ultima fatica Stefano Benni si riconferma un autore unico nel panorama letterario italiano, con le sue fiabe moderne intrise di ironia amara. Pane e tempesta non ha una struttura narrativa unitaria ma è costituito da varie sottotrame che si accavallano e si sorpassano le une con le altre, fino a formare un’unica storia meravigliosa che è quella del paesino fatato di Montelfo; i suoi personaggi sono totalmente intrisi di una stralunata comicità che nello stesso tempo apre varchi impercettibili alla riflessione e alla malinconia. Il mondo fiabesco magistralmente descritto dallo scrittore bolognese è, infatti, contaminato da malefiche intrusioni della “civiltà” cattiva, quella che pretende di essere all’avanguardia ma che impone solo la cancellazione di un passato sano e genuino, annientando con la cementificazione, per esempio, pezzi di campagna e baluardi storici del paese. Come già in passato ha fatto, anche adesso Benni crea un universo parallelo in cui, però, non mancano le assurdità e i  controsensi della nostra realtà e lo fa con un linguaggio speciale, intarsiato di metafore e immagini curiose, impreziosito da riferimenti colti e comici nello stesso momento. I protagonisti del romanzo, dal nonno stregone a Trincone l’Amoroso, sono magici ma paradossalmente veri,  rinchiusi nel loro micro mondo esente da crisi monetarie, crolli borsistici, saldi e inflazione ma perfettamente consapevoli dei perfidi meccanismi in cui vive la gente fuori da quel bosco incantato. È che loro, tutti quanti, vivono di storie, sorrisi, piccole cose, autentiche e vogliono continuare a farlo, anche se questo significa, ancora e per sempre, mangiare pane e tempesta. Una bella lezione di comicità, di letteratura, di vita.

 

 

 

 
 
 
 
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