Panorama

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Per quattro anni il quasi cinquantenne Ottavio Tondi e una ragazza dal... nome? nickname? di Ligeia Tissot sono stati in contatto tramite il social network Panorama. Un epistolario in cui si parla spesso di letteratura malgrado non abbia un grande valore letterario in sé: Tondi infatti è “un lettore puro, non sfiorato da alcuna ambizione letteraria”, addirittura prima di arrendersi all’uso del computer e fino alla scoperta dell’esistenza di Panorama non scriveva mai nulla per nessun motivo, mostrava una sorta di fobia della scrittura. Oltre allo scambio di opinioni più o meno profonde, c’è nel rapporto virtuale tra Ottavio e Ligeia molto di voyeuristico, una tensione sessuale sotterranea. Poche foto di lei osservate da lui con trasporto per “un numero enorme, insano” di ore. Frasi sempre controllate, un’attrazione devota ma mai esplicitata, pensieri sconvenienti (“Quale uomo non li avrebbe avuti al suo posto, davanti a una ragazza simile?”) tenuti a forza sotto traccia, un sentimento che assomiglia molto all’amore dissimulato con cura certosina per paura del giudizio degli altri (e forse per il terrore di un rifiuto) che si tradisce solo a momenti, e involontariamente. Chi è Ottavio Tondi? Fino a vent’anni fa, era un perfetto sconosciuto: poi ci fu l’intervista a “Il Presente”. Ma andiamo con ordine. Quando la casa editrice italiana più prestigiosa pubblicò La vergine, il clamoroso bestseller firmato da tale Gloria Stupenda – un evidente pseudonimo – si era sparsa la voce che il vero autore fosse lo scrittore/pittore Tommaso Pincio, che dapprima la prese sullo scherzo, ma poi si trovò travolto dalla cosa e chiese disperatamente aiuto al direttore editoriale della Bianca, la casa editrice di cui sopra. Costui ebbe un’idea un po’ disperata che si sarebbe invece rivelata geniale: poiché nemmeno lui sapeva chi fosse davvero Gloria Stupenda (non avevano nessun contatto e il libro era stato pubblicato senza contratto, con la dicitura “a disposizione di quanti avessero a vantare ragioni in proposito”) si sarebbe organizzata un’intervista al giovane collaboratore che gli aveva segnalato il manoscritto. Uno studente ventisettenne di nome Ottavio Tondi…

Una giovane donna “padrona della sua bellezza”, che mostra il suo volto sapientemente imbronciato o si fa fotografare mentre fuma con eleganza, “con una luce irruenta e folle, da assassina” nello sguardo. Una webcam puntata su un letto sfatto, quasi sempre vuoto ma disseminato di oggetti che testimoniano attimi vissuti davvero. Le prime pagine di questo romanzo di Tommaso Pincio, Premio Sinbad 2015, farebbero pensare a una storia d’amore “ai tempi dei social”. Ma è solo la lettura più epidermica, c’è molto altro. Magari si parte da questo social network immaginario ispirato al Panopticon di Jeremy Bentham (“Il libro è nato (…) quando una persona con la quale mi scrivevo da tempo su Facebook è scomparsa dal social senza lasciare traccia”, ha raccontato lo stesso autore in una recente intervista: la persona in questione si chiamava o faceva chiamare come una nota officina di orologi – non la Tissot – e a Pincio ricordava la Ligeia di Edgar Allan Poe, da qui il nome della protagonista del romanzo), ma la riflessione sugli spazi di interazione virtuale con tutte le critiche/denunce sociali annesse e connesse è molto meno centrale nel breve romanzo di Pincio di quanto il modo in cui ne ha parlato la critica potrebbe far pensare. Innanzitutto il sottotitolo Un prologo e l’annuncio dello stesso autore di un “testo più vasto e in divenire” dovrebbero preludere – ma potrebbe essere solo un espediente letterario – a un lavoro più eminentemente centrato sulla corrispondenza tra Ottavio e Ligeia. In secondo luogo, la gran parte del romanzo si occupa di altre cose: la favola di Tondi, un nerd che diventa famoso dal nulla e soprattutto fa diventare l’atto stesso della lettura uno spettacolo di moda (l’idea delle tournée teatrali con lui che sul palcoscenico si limita a leggere – in silenzio, con gli occhi, non ad alta voce – sul divano è molto gustosa), l’amore al tempo stesso tenero e brutale di Tondi per una giovane escort (con feticismi “letterari” e il travolgente parallelismo lettura-sesso), la parabola di Tondi da star a martire della cultura e poi a paria disprezzato e deriso, le visioni fugaci di un’Italia simile alla nostra eppure profondamente diversa, illuminata da una luce inquietante, le gelosie feroci del microcosmo editoriale (non mancano divertenti cameo di personaggi reali). Una ridda di suggestioni importanti gestite da Pincio con leggerezza ma mai buttate via, sul filo di un’ironia malinconica che fa di Panorama una lettura impegnata senza essere impegnativa: una spintarella data con allegra noncuranza da gianburrasca che però ci precipita in un abisso del quale non si vede la fine.



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