Paolo Cavara – Gli occhi che raccontano il mondo

Paolo Cavara – Gli occhi che raccontano il mondo

Nel caso del trattamento di Mondo cane, pellicola della durata di 108 minuti datata 1962 e premiata ai David di Donatello dello stesso anno con il riconoscimento al miglior produttore, incentrata sugli usi e costumi inconsueti e scioccanti dei vari popoli del mondo, parlare di sceneggiatura è improprio visto che il documento altro non è che un elenco opzionale e ipotetico di diverse situazioni sparse in giro per il pianeta. Quello che colpisce è che l’assunto di fondo – anche nelle parti non realizzate o girate e mai montate – appare coerente con il progetto e l’ideale della messa in scena di una visione altra da proporre allo spettatore. Il prologo – presente nel trattamento e su cui avrebbero dovuto scorrere i titoli di testa – coincide con la dichiarazione di intenti che il gruppo di realizzatori, composto da Gualtiero Jacopetti, Franco Prosperi, Paolo Cavara, Antonio Climati, Benito Frattari e Stanis Nievo, ha fatto pervenire alla stampa al momento della promozione del film. “Di tutti gli esseri viventi, l’uomo è l’unico che vanga al mondo piangendo perché il pianto, dicono gli ostetrici, aiuta il neonato a respirare e dà l’avvio ai polmoni. Ma noi, con tutto il rispetto per gli ostetrici, siamo di parere diverso: crediamo che l’uomo, unico animale intelligente del creato, manifesti disappunto per il nuovo ambiente in cui è venuto a cadere”…

Scritto da Fabrizio Fogliato, introdotto da Pietro Cavara, figlio del regista, e corredato da una messe di interviste, documenti e testimonianze, il volume dal riuscito – sia pur retorico – sottotitolo Gli occhi che raccontano il mondo è un’agile, densa e interessante lettura (peccato per qualche refuso di troppo, ma si sa, la stampa è così, da che Gutenberg è Gutenberg). Paolo Cavara (1926-1982) è una figura della storia della settima arte italiana che probabilmente attualmente in pochi conoscono, un maestro di genere, l’autore del primo documentario shock che la cinematografia nostrana ricordi, ma soprattutto un uomo di grande preparazione culturale e una persona profondamente curiosa. Dotato di grande senso critico e soprattutto autocritico, merce rarissima in molti ambienti e nel mondo della celluloide in particolare, ha precorso i tempi in merito a idee, modalità produttive, tematiche. Il libro è inoltre arricchito dall’elenco, certo niente affatto scarno, delle opere, da un’ampia bibliografia e da numerose e suggestive foto, sul set e non solo, in bianco e nero, in cui talvolta, insieme a diversi dei suoi attori ‒ come Adriano Celentano, Philippe Leroy, Delia Boccardo, Barbara Bouchet, David McCallum, Nicoletta Machiavelli, Enrico Oldoini, Turi Ferro, Agostina Belli e Gianni Cavina ‒ compare anche lo stesso Paolo Cavara.

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