Papi

Papi

Quando le fidanzate di papi vengono a sapere del suo intervento chirurgico e della convalescenza le mandano pizze e foto dei loro anelli di plastica con la faccia di Winnie the Pooh che a quanto pare sono diamanti, e le mandano regali, e la invitano al cinema, e mami getta i regali nella spazzatura senza nemmeno aprirli, e i bambini del quartiere aspettano che mami lo faccia per andare a raccoglierli, e le loro madri buttano i regali nella spazzatura perché i loro figli non giocano con la spazzatura. Allora i bambini del quartiere si sono messi d’accordo e hanno raccolto i regali e invece di portarli a casa li sotterrano segnando il posto con una croce. Con tutte quelle sepolture di giocattoli il giardinetto all’angolo finisce per avere la terra talmente arata che qualunque cosa uno ci pianti cresce: semi di mais, fagioli, patate, yucca, radici di igname così robuste da piegare e rompere le altalene arrugginite…

La protagonista è una ragazzina. Non ne conosciamo il nome. Del resto anche la protagonista del precedente romanzo dell’autrice, intriso di sensuale realismo magico e arrivato in Italia per il tramite della medesima casa editrice, non ce l’aveva. Così come il suo gatto, lo ribadiva il titolo I gatti non hanno nome e questa nuova opera di Rita Indiana da Santo Domingo (e si capisce dalla prosa, così come è chiaro da subito, per la precisione del ritmo e per l’andamento musicale, anche per chi non la conosca, che è pure una cantante e compositrice), lo conferma, approfondendo l’indagine sullo sviluppo della sensibilità umana, sulla fatica del percorso di crescita, di maturazione e di perdita, talvolta necessaria, dell’innocenza, e sul potere della fantasia sulla realtà, che spesso comunque supera l’immaginazione, che definisce l’identità e il contesto in cui viviamo. Non conosciamo il nome della protagonista, dicevamo. Sappiamo che vive per un uomo. È follemente innamorata di lui. È il principe azzurro della sua vita. È il cavaliere senza macchia né paura che combatte i mali e i draghi del mondo. È suo padre. È papi. Uno che fa un sacco di beneficenza. Che aiuta gli altri. È un mago. Sostiene l’arte e gli artisti. Praticamente un supereroe. E lei non esiste che per attenderlo. Non vede l’ora di incontrarlo, che torni a casa. È il migliore di tutti. Senza dubbio è il numero uno nel suo campo. Il narcotraffico. Perché è violento, pericoloso, gira con rotoli di banconote in tasca, è adulato e adorato da tutti quelli che lo temono e che vogliono rimanere vivi, una volta si fa passare per rapito, un’altra per morto, sembra una star dell’hip hop o del rock, e lei, con lui, si sente felice e al sicuro. L’amore è cieco, si sa, e falsa la percezione che si ha di ciò che ci circonda, illude annulla il senso dell’obiettività perché il cuore conosce ragioni che la ragione ignora, è risaputo: ma tutto poi non può che deflagrare, perché non esistono menzogne che resistono per sempre.



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