Paradise Sky

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Texas Orientale. Willie Jackson è un ragazzo di nemmeno vent’anni, “nero e lucido come l’ossidiana” e dalle grosse orecchie sporgenti, che vive con suo padre. Ha perso la madre qualche anno prima e la sua è stata sempre una famiglia di schiavi. Anche lui lo è stato per un breve periodo, fino a quando la vittoria degli yankees nella Guerra civile ha sancito la fine della schiavitù negli Stati Uniti d’America, almeno formalmente. Ma essere neri al sud non è semplice. Così un giorno Willie si ficca nei pasticci. Viene mandato in paese dal padre a prendere della farina: una camminata di cinque miglia. È una splendida mattinata e sa che dovrà avere a che fare con dei bianchi, anche se la cosa non lo preoccupa più di tanto. Ma fa un errore: mentre passa davanti ad un cortile, vede una donna che stende il bucato. Una donna bianca. Le guarda il sedere e nel mentre viene visto dal marito di lei, Sam Ruggert, un veterano della Guerra civile. Un bifolco razzista. È la fine. Willie è costretto a fuggire, perché subito dopo quelli del paese vogliono fargli la pelle. Torna a casa, avverte suo padre, prende un cavallo e si nasconde nei boschi. Qualche ora dopo fa ritorno nella sua fattoria e fa una scoperta tremenda. Ruggert ha incendiato tutto, ha ucciso gli animali e, soprattutto, suo padre. Ora Willie è solo. Vaga per giorni, fino a quando non s’imbatte nella fattoria di Tate Loving, l’uomo che gli cambia la vita, insegnandogli a sparare e ad amare i libri. Ma come ha imparato sulla sua pelle, i legami non sono eterni e, ancora una volta, Willie si ritrova ad avere a che fare con la morte, quella di Tate. Però ora non è più un ragazzo. Ora maneggia le armi in modo impeccabile e si è fatto una cultura. Non si chiamerà più Willie Jackson, ma Nat Love, un nome ereditato dall’uomo che lo ha salvato. E adesso Nat è pronto alla vendetta…

Odio razziale, pregiudizio, vendetta, amore, avventura: sono alcuni degli elementi che si ritrovano nelle pagine di Paradise Sky, romanzo con il quale lo scrittore texano Joe R. Lansdale torna ad un suo vecchio amore: il western. Siamo nella seconda metà dell’Ottocento e si sento ancora l’eco della guerra civile combattuta tra un nord progressista e contrario alla schiavitù e un sud conservatore e razzista. Qui le vecchie abitudini non si sono perse e basta uno sguardo sbagliato per scatenare una “caccia al negro”, una festa in cui l’invitato speciale viene fatto penzolare da un albero. È il destino dal quale fugge Willie Jackson, reo di un’occhiata di troppo al deretano di una bianca. Così, cambierà nome e si chiamerà Nat Love; cercherà la vendetta, si sposterà ad ovest, dove si arruolerà in un reparto dell’esercito formato da soli neri. Troverà l’amore, lo perderà, lo ritroverà; si scontrerà con gli Apache e diventerà una leggenda col soprannome di Deadwood Wick, il Cavaliere Oscuro. Partendo dalla storia reale di Nat Love, pistolero di colore che ha combattuto con Custer e incrociato Buffalo Bill e Billy the Kid, Lansdale confeziona un romanzo perfetto, in cui sfilano personaggi reali e immaginari: indiani, pistoleri, strambi cinesi, soldati, prostitute. La variopinta fauna della frontiera che fa da sfondo alle avventure di Nat Love, ai suoi viaggi estenuanti, alla sua infinita ricerca di vendetta. Un’epopea in cui si ritrovano le atmosfere di Mark Twain e Cormac McCarthy; del nostro indimenticabile Sergio Leone e, ovviamente, del recentissimo Django di Quentin Tarantino. Perché Paradise Sky è molte cose: è un romanzo storico che immerge il lettore ai tempi in cui gli Stati Uniti iniziavano con difficoltà a formare la loro identità moderna; è un avvincente western vecchio stile in cui il sole illumina le strade polverose e le immense praterie infestate da guerrieri apache; è un racconto di formazione che ci mostra l’evoluzione interiore – e non solo – del protagonista. Attraverso una trama che non rinuncia alla precisione della ricostruzione storica anche nei minimi dettagli (il nome delle armi, ad esempio: dalla Colt Pacemaker al revolver Le Mat, oltre all’intramontabile Winchester ); ad uno stile che rende la lettura scorrevolissima e ad un linguaggio che non rinuncia alla potenza evocativa delle immagini, Joe R. Landsale, dopo una carriera lunga e prolifica, ha probabilmente scritto il suo romanzo migliore. Il suo capolavoro.



 

 

 

 
 
 
 

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