Paradiso amaro

Paradiso amaro
Tom ha cercato a lungo di dimenticare l’anno 1942. Ora è sposato e la sua vita scorre tranquilla, ma quando due lettere e un pacchetto ben fatto gli arrivano dall’Inghilterra, riaffiorano prepotentemente ricordi che risalgono a quell’anno terribile. Giovane soldato alleato sul fronte nordafricano, Tom viene fatto prigioniero dai soldati italiani prima e consegnato ai tedeschi in seguito. Appena dopo la cattura, Tom viene avvicinato da Douglas, un soldato dai modi vagamente effemminati, che si prende cura di lui con un affetto incondizionato e con cui stringe un’amicizia complessa, quasi femminile. Quando nel campo di prigionia italiano tra vessazioni e umiliazioni continue, Tom conosce Danny, un ex pugile inglese, tra i due scatta subito una scintilla che mette in ombra Douglas e lo getta nella disperazione. Le condizioni dei campi sono disastrose e gli uomini, spinti ad un’intimità non richiesta, vengono ridotti a uno stato quasi animale. Ma è proprio in queste dure condizioni che si sviluppa la relazione tra Tom e Danny, carica di attrazione sessuale repressa e di sentimenti profondi...
Paradiso amaro è diverso da  molti romanzi scritti sulla guerra e i campi di prigionia. Qui il “fuori”- la guerra, appunto- è un mondo totalmente separato, che se da una parte è l’elemento scatenante dei fatti qui raccontati, dall’altra esce di scena quasi subito per lasciar spazio alla “vita reale”, quella del campo stesso. Così gli eventi del campo - dalle rappresentazioni teatrali, agli escamotage per acaparrarsi un po’ di cibo extra - sono ricostruiti con precisione maniacale, quasi a sottolineare che è questo quello che conta, il dentro, mentre il “fuori” fa apparizioni sporadiche, fino a determinare la fine di quel paradiso amaro che Tom e Danny si erano faticosamente costruiti. In questa ottica non è strano quindi che Tom pensi che “per noi libertà significa separazione”, e che “nel giro di qualche giorno, forse perfino in mattinata, ci divideranno per rispedirci a casa nostra in aereo, o in nave: infiniti oceani di mezzo. Allora qui finisce il paradiso amaro. Così maledettamente presto”. Un sentimento contrastante che mescola l’orrore del campo alla nostalgia per un sentimento puro, quello per Danny, che nacque e fu reso possibile proprio grazie a quest’orrore. Tatamkhulu Afrika, nato in Egitto ma cresciuto in Sudafrica, prima di passare 11 anni in carcere nella stessa prigione di Nelson Mandela e di vivere altre mille vite (date un’occhiata alla pagina su di lui su wikipedia e capirete di cosa sto parlando) effettivamente venne fatto prigioniero durante la seconda guerra mondiale. La sua esperienza personale si riflette in questo libro scritto magistralmente in cui il desiderio – anche fisico- di appartenenza a qualcuno viene sviscerato nel profondo e presentatoci senza mezzi termini. Consigliato.

 

 

 

 
 
 
 
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