Paradiso n. 3

Paradiso n. 3
Agli occhi di Hyok la sua infanzia è assolutamente normale: indossa la stessa scura uniforme di tutti, con le immagini del Grande Leader e di suo figlio, il Caro Leader; semina, zappa e raccoglie sterco di cane per concimare i campi collettivi nelle lunghe ore di doposcuola sotto la supervisione dei suoi professori; impara l’arte settimanale della delazione contro i suoi compagni per allontanare i nemici del popolo; uccide piccoli ratti, rane o uccellini con i suoi amici per mettere sotto i denti qualcosa di più sostanzioso delle popolari zuppe di corteccia d’albero. Anche durante la tragica carestia degli anni ‘90, che falcia milioni di nordcoreani e lascia al buio il resto della popolazione, Hyok segue le direttive statali e porta fiori alla grande statua illuminata del Presidente Eterno, Kim Il-Sung, nel giorno del suo compleanno. Anche se non ci sono soldi né cibo per riempire lo stomaco. Stremato, affamato, senza speranza, segue il padre nel suo piano di fuga per liberare la famiglia dal giogo subito per anni e ritrovare la libertà…
Biografia di una dittatura raccontata con gli occhi di un bambino, struggente, intensa e dalla grande potenza narrativa. Un pugno allo stomaco con cui conoscere la realtà quotidiana che milioni di persone vivono in Corea del Nord, Paese chiuso e di cui non si sa praticamente nulla se non quello che desidera il suo dittatore o che ha avuto il coraggio di dichiarare recentemente il senatore Razzi (a cui durante la lettura si augura spesso di rimanerci a vivere, se l’atmosfera gli garba tanto). È indiscutibile la rabbia che il lettore prova di fronte all’infanzia spezzata in una nazione ridotta in ginocchio da anni di cieco autoritarismo, in cui sopravvivere è ubbidire senza se o senza ma, soprattutto al costante senso di fame. Molto utile la prefazione di Philippe Grangereau.

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