Parallàxis N° 2

Parallàxis N° 2

Le mani prendono un foglio di carta da regalo. Lo stendono, lo piegano, lo portano alle labbra per soffiarvi dentro l’aria come in un palloncino ed ecco balzare fuori una tigre con il manto coperto di alberelli di Natale e bastoncini di zucchero. La mamma la porge al figlio e lui la accarezza, mentre la tigre fa le fusa. Lei è Laohu, il primo animaletto di uno zoo di origami che crea fra loro un legame poetico ma facile a sbriciolarsi, come quei foglietti ripiegati che si animano di una loro misteriosa vita... Al braccio della sua Armida, Peppino, tutto lustro nell’uniforme di cavalleria Piemonte Reale, entra nel baraccone della donna-ragno. Davanti a quella povera creatura, il cui corpo deforme è stato agghindato sconciamente per imitare una grossa tarantola civettuola, prova un’immediata commozione. Ma alla compassione segue il fastidio di sentire la sua fidanzata deridere ad alta voce il mostro. Riprenderla con dolcezza non serve a instillarle un briciolo di umanità. Intanto, dagli occhi della donna ragno scendono copiose le lacrime...

Il numero due di “Parallàxis” apre alla grande con La collezione di origami di Ken Liu, vincitore dei tre più importanti premi della letteratura fantasy, che tratteggia con delicatezza una piccola storia di famiglia in cui il malinconico realismo è contaminato di fantastico. Continua con Gli occhi, dove Philip K. Dick gioca con i cliché linguistici e le conseguenze di una loro interpretazione assolutamente letterale. Altri testi, altri autori meritevoli di essere scoperti, fra cui il regista Silvano Agosti. Poi, la nuova sezione Le pagine grigie dei dimenticati colpisce al cuore con il crudele La donna-ragno di Ercole Luigi Morselli, che condensa la pietà per i diversi (e il pensiero corre a The Elephant Man), la cinica crudeltà di chi ne fa un fenomeno da fiera (siamo agli inizi del ‘900), la sincera indignazione provata da un animo innocente e buono, finendo con un’ironica chiusura sull’aridità delle donne belle e vuote. Le fotografie di Eric Davanzo che contrappuntano gli scritti mostrano sprazzi di luce che squarciano l’oscurità materica, forse per rendere visibile l’invisibile. Un po’ come fanno questi racconti.



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