Parla, mia paura

Parla, mia paura

Simona Vinci ha vissuto la paura per anni. È cominciata con le fobie più comuni: i luoghi affollati, le luci forti, la solitudine. È continuata con il voler camminare in superstrada, là dove sfrecciano i camion, che vuoi che succeda, mal che vada la faccio finita. Poi una corda, ben spessa, ma quella sera la coinquilina è rientrata prima del solito. La testa nel forno no, troppo scontato, lo ha già fatto Sylvia Plath. Il volo a New York contro il parere della terapeuta e da lì su un treno, una mappa inutilizzata in mano e solo una gran voglia di chiudersi in casa, sul divano, senza nessuno. Le sedute da un chirurgo estetico, ogni giovedì: mastoplastica, il motivo ufficiale, ma il percorso con questo medico competente e scrupoloso è diventato una psicoterapia all’inverso, che ha messo a nudo le emozioni scavando lembo a lembo la buccia del corpo. Taccuini sparsi per le case in cui ha vissuto, in cui scrivere parole terribili e altre che sarebbero diventate libri. Un romanzo di successo, due, tre, un figlio. Un sogno ricorrente: un grosso ragno femmina disteso sul palmo della mano, in mostra come un diadema. La morte di una celebrità, Chris Cornell, ed è come se un lutto antico ricominciasse da capo. Questi elementi, e molti altri, compongono il viaggio in cui Simona ripercorre alcune tappe della sua vita, le paure che le hanno attraversate, le riflessioni nate intorno a queste paure, e tutte le parole (lette, ascoltate e scritte) che hanno aiutato a dar loro il giusto spazio...

Depressione, ansia, panico, male di vivere: sono alcuni fra i termini, clinici e non, per definire una condizione che permea la vita di molte persone. Permea, sì, come humus che affonda nel terreno e si aggrappa alle radici e in qualche modo ci resta: lì, aggrappato. Può manifestarsi solo ogni tanto, in scatti di rabbia o disperazione, o nella voglia di farla finita che poi passa così com’è arrivata. Può essere permanente, accompagnarci con i suoi alti e bassi giorno dopo giorno. Ognuno di noi ha un rapporto personale e unico, con il proprio male di vivere. Spesso tendiamo a non parlarne, a viverlo come qualcosa che capita solo a noi, gli altri no, gli altri “stanno bene”. Non è così. Simona Vinci ha raccontato il suo e, qualunque sia la nostra storia, possiamo ritrovare nelle sue pagine quella mattina in cui siamo rimasti a letto e credevamo non ci saremmo più alzati; quella sera che abbiamo bevuto fino a dimenticare perché avevamo iniziato; quella volta che abbiamo lanciato il telecomando, un bicchiere, una ciabatta; quella volta che abbiamo guardato i binari della ferrovia pensando “ora mi butto, ora mi butto” ma non ci siamo buttati. Parla, mia paura è un libro utile, che racconta la paura senza giudicarla, definendola non come un male da combattere, ma come una parte di noi da accogliere e accudire.



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