Parlarne tra amici

Parlarne tra amici
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Frances ha vent’anni, è una studentessa al terzo anno di università: estrazione sociale umile, padre alcolista e una brutta abitudine a provocarsi del dolore fisico per mettere a tacere quello emotivo. Bobbi, oltre a essere come lei, ma meglio (più allegra, più ricca, più brava a parlare, più bella), è stata anche la sua ragazza. Insieme si esibiscono nello “spoken word”: improvvisazione orale a due voci nei bar di Dublino. È durante una di queste performance che conoscono Melissa, scrittrice e fotografa, 35 anni, sposata con Nick. Tra Bobbi e Melissa scatta subito il gioco a chi seduce prima l’altra... È forse per questo che Frances decide di prendersi una rivincita seducendo il marito di Melissa? Nick è un belloccio senza carattere, talmente poco che la sera del compleanno di sua moglie bacia Frances in cucina. Niente drammi, siamo nell’era del poliamore, Frances e Bobbi sono due femministe anarchiche che non si lasciano mica definire da sentimenti e relazioni e Melissa ha tradito così tante volte Nick che non può permettersi di fargli la morale...

È stato il caso letterario del 2017: sette editori che si sono fatti la guerra per accaparrarsene i diritti (per la cronaca, ha vinto la Faber & Faber), Instagram che pullulava di copertine bianche e gialle con il disegno di Alex Katz (mantenuto anche da Einaudi... se avevate ancora qualche dubbio, le copertine oggi vengono scelte anche in base a quanto, e soprattutto da chi, saranno “instagrammate”). Insomma, le aspettative erano alte e si sa quanto questa sia un’arma a doppio taglio per le opere medie. Ti aspetti che accada chissà cosa e invece accade la vita dei ventenni: il poliamore, la bisessualità, le feste con gli amici, l’alcol, l’incontro con quelli più grandi (tutti tutti tutti andati a male, scaduti, marci), il femminismo tipico di quella età, l’odio verso la borghesia, la compostezza ostentata in pubblico e l’autolesionismo in cameretta. Ora, niente contro i libri in cui non succede nulla ‒ che per inciso sono pure quelli che preferisco (trama inesistente e grosse seghe mentali) ‒ ma in un libro c’è bisogno di una particolare misura che tiene distante l’autore e la materia narrata. E questa distanza non prevede l’autocompiacimento. Se l’avesse scritto un quarantenne sarebbe stato un bellissimo capolavoro grondante nostalgia: dio solo sa quanto a quella età sei diverso dalla versione dura e pura di te, e lo sforzo di elaborazione sarebbe stato alla base del tentativo di mimare così bene le ingenuità tipiche dei vent’anni, quella di volersi mostrare sempre imperturbabile rispetto a ciò che accade, la tendenza a fare a gara sempre sulle qualità più meschine: mostrarsi il più cinico, il più freddo, il più adulto. Invece Sally Rooney quando scrive Parlarne tra amici ha poco più di vent’anni. E quelle ingenuità non hanno più il valore che eri pronta a riconoscergli. Insomma, come si fa a mantenere le braccia attaccate al corpo con quel finale? Manca l’elaborazione, manca l’ironia, manca la compassione verso i personaggi. Tutti antieroi, tutti antipaticissimi. Il paragone con un’altra giovane promessa che ha scritto un romanzo con protagoniste per lo più femminili è lì che ci attende al varco: meglio Sally Rooney o Emma Cline? Per chi scrive, non c’è gara.



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