Parole sante

Nella casa della vecchia erano rimasti solo medicinali, fazzolettini e una madonnina di Lourdes in plastica. Tutto il resto, ogni cosa che avesse un minimo valore, era stato portato via dai figli. Ogni domenica mattina venivano, accompagnati da mogli e pargoli pestiferi, a trovare la povera malata, che giaceva fragile e rigida nel letto. Solo nel vederli la smetteva di lagnarsi, distratta dalle loro ombre, dal rumore dei traslochi e dagli uffa dei nipoti. Appena la porta di casa sbatteva, riprendeva a gemere incessantemente, notte e giorno. Incurante della presenza di Viorica, la sua badante ucraina. Nel frattempo, un po' più a sud, la vecchia Lucia Magnano, detta Lina, guardava  con espressione di sfida il cielo annuvolato. “Fiat lux!” esclamava, mentre in una mano stringeva un ombrello nero, brandendolo come una spada. Suo figlio Santo le aveva consigliato di non uscire di casa, ma Lina non gli aveva dato retta. Era convinta che, pronunciando quella frase biblica, il Signore le avrebbe accordato la gentilezza. Avrebbe ascoltato le parole di quella che padre Felice considerava la più fedele delle sue pecorelle...
È la più profonda provincia pugliese a fare da sfondo a questo noir della barese Eva Clesis, classe 1980, una delle penne più interessanti ed eclettiche del panorama italiano odierno. Del resto il piccolo e arretrato paese salentino di Comasia (nome di fantasia, ma luoghi e atmosfere verosimili) non poteva che essere il terreno migliore su cui costruire una convincente storia di immigrazione, superstizione, intolleranza e antiche credenze che legano ancora una certa provincia italiana a una società e un tempo che non c'è più. Con i suoi pregi ma soprattutto con i suoi difetti, a giudicare dal grado di inettitudine (se non di cattiveria e ignoranza) in cui versano i numerosi personaggi che popolano il romanzo. Nessuno di essi sembra poter uscire a testa alta da questa amara vicenda di gelosie, avidità e vecchi rancori, caratterizzati come sono da tratti negativi talmente preponderanti da oscurare le fragili qualità dei pochi personaggi dai tratti vagamente umani (Salvo e Viorica, che pure sono figure quanto mai lontane dall'eroismo). Ma, si badi, da parte dell'autrice non c'è alcun giudizio né condanna etica. Eva Clesis si limita a registrare, lasciando alla sottile ironia delle situazioni il compito di commentarsi da sole. Storia intricata ma ben scritta e molto ben costruita, Parole sante vi convincerà anche a sorvolare su alcuni momenti di incertezza (i colpi di scena, seppur fondamentali perché la matassa si sbrogli, sembrano costruiti a posteriori e in maniera troppo artificiosa) per lasciarvi addentrare sempre più a fondo negli oscuri misteri del profondo sud.

 

 

 

 
 
 
 
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