A parte i colori

Una bimba di cinque anni – era così buona – viene lasciata per pochi minuti in casa da sola e tutto cambia per sempre… una casa tutta per sé è uno spazio saldo in cui costruire ed essere insieme, e Marco, che vuole acquistarne una con la sua donna, lo sa bene… “Come una macchina da cucire quando tieni premuto il pedale”, così incedeva la vita di Mariella; ma ora Franco non è più lì, restano solo le sue pantofole… Un sito d’incontri, un modo diverso per uscire dalla solitudine, per ripartire da dove ci si era fermati: una donna che ne ricorda un’altra lontana… Un ragazzo e una ragazza “strana” rubano il modellino d’un vascello… Una donna, che adora la poesia di Gozzano, sa che scrivere per sé è tutto quello di cui ha bisogno; eppure, qualcosa sembra improvvisamente mancarle, quando s’accorge d’averlo così vicino… Una partita importante, sugli spalti a Londra: un secondo di distrazione e il momento – quel momento – svanisce per non tornare mai più… Un’insegnante fatica, da sempre, a riconoscersi e a trovar pace con la sua immagine, involucro attraverso cui è vista dagli altri… Un vedovo diventa collezionista di donne… Un’impiegata, in dolce attesa, riscopre la bellezza di passeggiare per le strade di Roma… Un uomo scopre che la sua ex è morta… Due bambine sono amiche per la pelle, insieme ne combinano di ogni… Una moglie, al capezzale del marito malato, decide di organizzare una festa per le loro nozze d’oro… Una madre – ormai una nonna – svela a sua figlia un piccolo segreto… Un marito accompagna sua moglie, che ormai dimentica troppe cose, in una casa di riposo…

Quindici racconti, quindici storie come piccole stanze che ci lasciano spiare da una finestrella, svelando i nodi complicati che mantengono (o meno) i legami, le relazioni. Il macro spazio che le ingloba quasi tutte è, invece, Roma, luogo di ieri e di oggi, casa del mondo. Gli affetti e i loro complessi meccanismi si sciolgono con un linguaggio puro e terso, che li rende quasi semplici. Come se si raccontassero da sé, attraverso uno sguardo tanto profondo, quanto limpido e deciso, che ben conosce la sua direzione e quella degli uomini di cui racconta. Tutto è chiaro e per questo sospeso, leggero. La prosa di Palmira De Angelis (vincitrice, con questo testo, del premio letterario internazionale Città di Cattolica) somiglia all’incedere d’un funambolo: è perfettamente in equilibrio sull’immenso vuoto esistenziale in cui ogni rapporto è un filo teso tra due estremità tanto lontane quanto bisognose di congiungersi. Ogni stanza lascia la porta socchiusa, ogni racconto finisce senza concludersi davvero. Come negli affetti, mai niente è definitivo e tutto è pronto per essere riscritto, ricucito, reinventato. C’è spazio per il fluire dell’esistenza e per l’immaginazione stessa di chi legge, di chi vive. Perché quei racconti parlano di noi, ci appartengono, come le nostre più intime stanze.



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