Party sotto le bombe

Party sotto le bombe
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Londra, Seconda Guerra Mondiale. Lo scrittore e saggista di origini bulgare Elias Canetti, dopo l’annessione dell’Austria alla Germania nazista, emigra in Inghilterra dove vivrà per qualche tempo ospite di alcuni amici. Il soggiorno londinese durante i bombardamenti tedeschi e poi la vita di campagna a causa dello sfollamento dalla città sono gli spunti per raccogliere le sue impressioni sull’Inghilterra, Londra e i suoi abitanti. Una carrellata di dipinti raffiguranti paesaggi e volti di intellettuali frequentati da Canetti durante i numerosi party londinesi, luoghi ideali per entrare in contatto con scrittori e poeti britannici. Canetti, tuttavia, sostiene di non essersi mai sentito così infelice come durante tali serate. “A contraddistinguerle è la presenza di molte persone – tutte insieme – in uno spazio piuttosto ristretto, persone che devono quasi accalcarsi e nondimeno riuscire a farsi largo, in modo da non sfiorarsi nemmeno. L’abilità consiste nello stare vicinissimi agli altri, senza tradire alcunché di rilevante in merito a se stessi. Nulla, in tali circostanze, deve richiamare l’attenzione. Sei un invitato in mezzo a tanti altri”. I peggiori? Quelli organizzati dalla scrittrice Veronica Wedgwood. Il poeta più antipatico? T.S. Eliot, colpevole di superbia e addirittura abissale malvagità, per il quale Canetti non nasconde tuta la sua avversione, sebbene incrociato solo in incontri fugaci. Non mancano poi riferimenti al pessimo governo di Margaret Thatcher la cui conclusione pare liberare in Canetti l’urgenza di raccontare i propri ricordi britannici prima che questi sfumino con la vecchiaia…

“Faccio fatica a crederlo, ma sotto i miei occhi questo paese va in rovina da solo, per sua colpa, non perché occupato e oppresso dallo straniero. Dovrei forse dipingerne l’idilliaca situazione interna di mezzo secolo addietro? E a chi importerà mai? A tale scopo occorrerebbe la serenità della vecchiaia, ma non mi è data, o mi è concessa solo a volte e troppo di rado.” Nell’utile postfazione del poeta Jeremy Adler si comprende come per Elias Canetti (1905-1944) una biografia debba essere in un certo senso necessariamente misteriosa, con aspetti in qualche modo occulti perché una vita esplicita non è una vita. Nelle intenzioni dell’autore, inizialmente il progetto avrebbe forse dovuto comprendere cinque volumi ciascuno dei quali abbinato a uno dei cinque sensi. Seguendo questa logica Party sotto le bombe potrebbe legarsi forse al senso dell’olfatto al quale Elias Canetti fa un particolare riferimento descrivendo “l’odore dello svigorimento” che lo assale in Inghilterra. Ripresa più volte nel corso del tempo, nell’autobiografia emergono sentimenti altalenanti, a volte pregni di affetto verso l’isola e la sua città, a volte pieni di malumore come se tale emozione celasse una sorta di dispiacere per un luogo amato e che si sta abbandonando. Quel che è certo è che Party sotto le bombe ci offre una panoramica della vita inglese dell’epoca, poiché lo scrittore premio Nobel per la letteratura nel 1981 ebbe modo di incontrare una moltitudine di politici, artisti e letterati, dimostrazione di quanto il periodo storico fosse florido e in fermento.



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