Passarono di qui

Passarono di qui
«La storia di questi indiani?» disse Joshua Kelso, «la si racconta in un minuto... Sì, guerre, battaglie, massacri e migliaia e migliaia di personaggi spesso molto differenti l'uno dall'altro, ma dal principio fino alla fine gli elementi fondamentali sono sempre due: il loro incontro con i bianchi e la proprietà della terra». Kelso è uno scout bianco al servizio di Custer ma con il cuore dalla parte degli Indiani che si trova a vivere gli anni più concitati e sanguinosi della storia dei nativi americani. È il periodo infatti delle lotte sanguinose tra i capi tribù dell’America settentrionale e del Canada, volte allo scopo di unirsi in un’unica grande nazione o confederazione di popoli, per resistere con forza all’aggressione dell’uomo bianco. Kelso avrà modo di cavalcare nelle sconfinate praterie nordamericane così come sulle vette innevate al confine con il Canada e incontrare figure leggendarie come Crazy Horse, Red Cloud, Black Kettle, Buffalo Bill e soprattutto Poundmaker, il capo dei Cree del Canada che meglio incarna con le sue parole e le sue azioni la volontà del popolo rosso di combattere il diavolo bianco.  Sullo sfondo celebri epopee come quella di Tecumseh, il coraggioso capo degli Shawnee, che morì combattendo contro l’esercito anglo-americano il 5 ottobre del 1813. Quando il suo urlo di battaglia cessò, si spense definitivamente anche il sogno di una nazione indiana veramente unita. Più di mezzo secolo dopo però gli Indiani ebbero la propria rivalsa con Sitting Bull, il leggendario capo guerriero Sioux, che riuscì a schiacciare, grazie all’orgoglio e alla tenacia, le armate guidate dal generale George Armstrong Custer a Little Big Horn, il 26 giugno 1876. Una vittoria effimera però, perché come ebbe modo di dire in quell’occasione proprio Sitting Bull “il sole che splende ancora, sulla mia gente sta per tramontare”…  
Passarono di qui è un vero e proprio atto d’amore nei confronti della mitica epopea degli indiani d’America, popolazione presente nell’immaginario collettivo di ognuno di noi fin da bambino. Un popolo, quello dei nativi americani, da sempre bistrattato e la cui immagine é stata per molti anni infangata da una certa cinematografia di Hollywood parziale e menzognera, prima che la new wave liberal negli anni Settanta con film come “Il piccolo grande uomo” di Arthur Penn, “Un uomo chiamato cavallo” di Elliott Silverstein e “Soldato blu” di Ralph Nelson rimediasse allo scempio. I film di John Wayne ad esempio, hanno sempre dipinto i “pellerossa” come selvaggi pagani assetati di sangue. L’autore ha dato vita a un saggio storico di oltre 500 pagine che come scopo principale si prefigge quindi il compito di rendere giustizia a quegli indomiti capi guerrieri che si opposero alle mire colonialistiche dell’uomo bianco in quegli anni. Lo fa con la piacevolezza di un romanzo d’avventura e una documentazione ricchissima di dati e personaggi. Molti miti negativi vengono definitivamente sfatati, come nel caso dell’irrispettoso scalpo di Custer post-mortem da parte dei Sioux che alla luce dei fatti non si è mai verificato. Attraverso le vicende dei vari guerrieri delle settanta nazioni indiane e dei generali dell’esercito degli Stati Uniti vengono ricostruite in maniera certosina la politica, la geografia, i costumi e la storia degli uomini del tempo. Il volume è nel solco di opere come Alce Nero parla, Vita di uno stregone Sioux Oglala o Seppellite il mio cuore a Wounded Knee. L’editore e scrittore milanese Mario Monti (no, non si tratta del premier!) è la penna che si cela dietro anche a Il guerriero dalle ali spezzate, romanzo anch’esso ambientato nel selvaggio West, ha diretto per quasi 25 anni la casa editrice Longanesi, dal 1956 al 1979. In seguito a cinque scrupolosi anni di ricerca, dopo avere consultato studiosi, testimonianze e documentazioni ufficiali Monti è riuscito a dare vita molto probabilmente al testo in lingua italiana più preciso e avvincente sull’argomento, ripubblicato più di 10 anni dopo dalla sua prima uscita dalla casa editrice Odoya in maniera molto lungimirante. Passarono di qui è una vera  e propria micro-enciclopedia in forma romanzata, utile per orientarsi fra Sioux, Apache e le altre settanta nazioni indiane, sull’arco di ben 200 anni di storia. A compendio di ciò, le splendide illustrazioni che costellano le pagine del libro, con fotografie originali dei protagonisti e stampe e dipinte dell’epoca. I due protagonisti, Joshua Kelso e Poundmaker, sono un omaggio dell’autore ai personaggi principali rispettivamente di romanzi di Clay Fisher e Norma Sluman: un espediente narrativo molto riuscito questo, che permette l’intreccio tra realtà e fiction e rende la lettura avvincente e mai pesante. Passarono di qui rappresenta insomma un volume indispensabile per tutti gli amanti dei western e delle atmosfere à la Tex Willer. La dedica all’inizio del libro a Sergio Bonelli “che ora cavalca nelle praterie celesti” ne è la prova definitiva. 

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