Passeggeri notturni

Passeggeri notturni

Incontri qui e là, prima e dopo. Alle medie c’era un bullo tredicenne, Cannata, pallanuotista cattivo: Gabriele gli insegna a prendere le contromisure con un giornale (il “quarto potere”) trasformato in bastone… In aeroporto incontra una vecchia amica, si era sposata con uno trasformatosi da simpatico e intelligente dottor Jekyll (prima) in ossessivo e violento mister Hyde, la solita vecchia storia dei “draghi” che nelle fiabe possono essere sconfitti (Chesterton)… All’inaugurazione di una galleria d’arte la conferenziera è una creatrice di profumi capace anche di insegnare a ricordarli: anche così gli sovviene la madre, come “aria del tempo”… Una scrittrice italiana per burla invia a un’agenzia letteraria un celebrato racconto di Buzzati, le rispondono con un giudizio non favorevole; l’effetto alone fa percepire come preferibile la bella “calligrafia” o l’autore già conosciuto… Il noto parlamentare difende la famiglia tradizionale in una terrazza romana e non conosce la Costituzione, nemmeno l’”articolo 29”… Dopo “un addio” una sconosciuta piange in vagone letto (sono solo in due) e recita versi di Ripellino… È bene sapere quanti e perché fanno “confessioni” di crimini che non hanno commesso e come pertanto si fanno domande per conoscere meglio i fatti… Il self-serving bias è un concetto spiegato coi fatti da Gates, Bohr, Goethe, con i “canestri” (realizzati e sbagliati) da Michael Jordan… Una donna mediamente carina svela la solita truffa e picchia il grosso truffatore del duo “Stanlio e Ollio”…

Da un quindicennio l’ex magistrato pugliese Gianrico Carofiglio è divenuto uno dei principali romanzieri italiani e, dopo una significativa legislatura al Senato (2008-2013), si dedica ora completamente e con successo alla scrittura. Qui costringe la narrazione a massimo tre pagine per ciascuna delle trenta questioni che vuole trattare, un concetto attraverso esempi a cavallo tra realtà (più spesso) e finzione (sempre, in letteratura), dalla sincerità alle tecniche d’interrogatorio, recuperando battute e dialoghi di personalità multidisciplinari. Trenta vicende imperniate su comunicazione interpersonale e potere delle parole in contesti differenti: lo scompartimento di treni dove si ascoltano altri o si colloquia, convivi istruttivi durante pasti collettivi, ascolti o letture di notizie buone e cattive da commentare, ricordi di scene frasi dilemmi sogni aneddoti consigli leggende metropolitane, memorie di esilaranti verbali processuali (ah, gli avvocati, non solo del Massachusetts!), storie incrociate per caso che prima o poi andavano scritte (anche molto tempo dopo). Ogni testo è in prima persona al presente, qualche volta come spunto autobiografico, più raramente come illustrazione stilisticamente personale di un argomento o evento. Il vincolo della lunghezza consente di articolare con libertà varie forme (e generi): aforismi, apologhi, bustine, ritratti, storie. Più che una gabbia è una risorsa creativa per captare frammenti di vita e di relazioni; impone di tagliare, limare, affinare e suggerisce di concentrare su poche “necessarie” parole l’attenzione sia dello scrittore che del lettore. Citando bene prima il linguista Parain (“le parole sono pistole cariche”), poi l’ipocognizione.



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