Paura di volare

Paura di volare
Mentre è in viaggio verso Vienna in un aereo pieno zeppo di psicanalisti diretti ad un congresso, marito compreso, Isadora Zelda White Stollerman Wing riflette sulle domande che la assillano da un po’ e non sa ancora che, forse, lì la aspetta qualcosa (meglio, qualcuno) che in certo modo le offrirà risposte. Curiosamente sarà un altro psicanalista, l’ennesimo – a vario titolo – nella sua vita, ma non certo attraverso sedute terapeutiche. Almeno non nel senso comune del concetto, diciamo così. Isadora ha ventinove anni, è di famiglia ebrea ed è una poetessa, ha già un divorzio alle spalle e con Bennett, il suo secondo marito, non è proprio tutto rose e fiori. Oh, lui è un perfettino; il problema è che lei non riesce in nessun modo a conciliare le sue ansie di libertà e indipendenza con un bisogno inguaribile di certezze e stabilità. La questione si pone soprattutto in relazione alla sfera sessuale: Isadora è incapace di accettare il ruolo della donna sancito dalla società e dal puritanesimo imperante, ma anche di vivere i propri desideri ignorando tutto il resto: ”Ero stata femminista tutta la vita; ma il problema era conciliare il femminismo con quella mia fame insaziabile di corpi maschili”. E ancora: ”Oh, lo so, dico un sacco di belle parole, e a volte penso perfino di crederci, ma in realtà sono come la ragazza della Histoire d’O. Voglio piegarmi ai voleri di qualche orrido essere brutale”. Nel bel mezzo di questa sua tormentata tempesta interiore ecco arrivare lui, Adrian Goodlove (!), psicanalista inglese ospite del congresso, anticonformista ed hippy. L’attrazione scatta al primo sguardo e per Isadora è ormai tempo di scelte…
Nel 1973, con buona pace delle prime difficoltà e delle esitazioni dell’autrice, Paura di volare sconvolge il panorama letterario americano e diventa un vero e proprio caso, ottenendo un grandissimo successo immediato. Come sempre in questi casi, le critiche si dividono nettamente, a chi grida allo scandalo o, peggio, riduce Erica Jong alla “donna che parla di sesso come un uomo”, si contrappone chi la considera un esempio coraggioso, sostenuto da indubbio talento, di analisi della sessualità ed affettività femminili, privo di inibizioni e perbenismo ipocrita. E così la Jong, in questo romanzo nel quale non ha negato esserci una notevole componente autobiografica così come in altri romanzi successivi, non si nasconde dietro troppi giri di parole e parla esplicitamente di una specie di tabù, ovvero del fatto che anche le donne possano voler soddisfare, al pari degli uomini, desideri sessuali non necessariamente legati a sentimenti di altra natura, concetto che lei denomina zipless fuck , cui allude la copertina della nuova ristampa in occasione dei quarant’anni del titolo. E ancora: ”Anche se si ama il proprio marito arriva inevitabilmente il momento in cui scopare con lui è come mangiare un formaggino alla panna: riempie, ingrassa perfino, ma niente sapori eccitanti, niente gusto dolce-amaro, niente pericoli. E quello che si vuole invece è un pezzo di Camembert stagionato, un caprino di quelli rari: succulento, cremoso, piccante”. Scritto in prima persona, il romanzo prende il titolo dalla aerofobia della protagonista, che cela però (l’amata/odiata psicoanalisi emerge di continuo nella vicenda) la paura di un volo metaforico, appunto quello verso la libertà; da notare il significato del cognome di Isadora, Wing, che appunto significa “ala”. Nomen omen, avrebbero detto i latini. A distanza di quarant’anni, questo romanzo scritto con uno stile spigliato e ironico non sembra aver perso smalto e vigore e sicuramente non ha perso il suo senso, nonostante tutte le conquiste delle donne durante questo tempo. Per questo motivo la storia di Isadora Wing, una donna alla ricerca di una dimensione umana e professionale soddisfacente, resta una lettura importante e consigliata. Comunque la si pensi. Certo, una domanda inquietante sorge spontanea per tutte: “Ma io, quanta paura ho di volare?”.

 

 

 

 
 
 
 
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