Peep Show

Peep Show
“Ragazzi!”. La voce di Alessia Marcuzzi esplode dagli altoparlanti posizionati nella casa sommersa immediatamente dagli strilli, dai gridolini, dagli applausi dei quattro concorrenti superstiti ancora rinchiusi li dentro, consumati dall'attesa di conoscere finalmente chi sarà il vincitore dell'ennesima edizione del talent più famoso d'Italia, il Grande Fratello. Nicola Presci è uno dei quattro finalisti. Smoking d'ordinanza, ciuffo su cui passa costantemente una mano per verificarne la tenuta, ansia e adrenalina a corrodergli l'anima in egual misura. Osserva gli altri tre colleghi e spera. Sarà uno di loro il vincitore? O sarà addirittura lui? Neanche un anno dopo Nicola Presci è a letto con una “già vista ballare” in una trasmissione notturna di poker online, cercando disperatamente di mantenere una dignitosa erezione, mentre in tv l'ennesimo caso mediatico usa e getta sta tenendo banco catturando pubblico e audience dalla Ventura, che pare divertirsi un mondo. Nicola non riesce a farsene ancora una ragione di come quell'idiota, qualsiasi idiota sembra averlo scavalcato nelle gerarchie di apparizioni e ospitate in locali e trasmissioni. Mentre il telefono squilla solo per restituirgli voce e rimproveri della madre e il cellulare del suo agente sono giorni che è irraggiungibile. È davvero arrivata la fine per lui? Davvero è già ora di scendere dalla giostra?
Federico Baccomo – fu Duchesne – come in Reality di Garrone punta l'obiettivo sul dorato mondo dello showbiz e soprattutto su quanto si è disposti a dare in termini di dignità di se stessi e di amor proprio, pur di esserci - nel caso di Garrone - o di rimanerci, come nel caso di Nicola Presci, ex “gieffino” incapace di tornare a vivere una vita normale, dopo la breve ed effimera esperienza in Grande Fratello. Una rovinosa caduta negli inferi dell'anonimato che porterà Nicola ad un percorso imprevedibile fuori e dentro se stesso, tutto da gustare. Perché Baccomo ha la penna effervescente ed ispirata. I dialoghi corrosivi e gli esilaranti ritratti in poche battute dei vip che il protagonista incrocia sulla sua strada - dall'isterica Pausini che odia la Mannoia, al Saviano razzista con gli handicappati fino al Benigni che detesta Dante - valgono da soli il prezzo del biglietto. E così a sbirciare in quel buco nero fatto di vacuità necessaria, di tweet e post quotidiani, di connessione h24, di consenso posticcio, ci finiamo presto tutti noi, divorati dalla necessità di dare una sferzata al nostro ego, di essere sempre presenti e considerati, terrorizzati dall'idea che i 15 minuti di celebrità possano improvvisamente terminare, retrocedendoci nuovamente a semplici e inutili spettatori di quel gran peep show che è la nostra stessa effimera esistenza.

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