Pelham. Avventure di un gentiluomo

Pelham. Avventure di un gentiluomo
Henry Pelham è un bellimbusto - com'è solito definirsi lui stesso - della Londra ottocentesca: candido, puro, colto e profondo, è l'emblema del dandy. Al suo fianco Lord Vincent, suo amico inseparabile, uomo altrettanto colto e con lo spirito di un grande genio della dialettica. Il viaggio di un uomo acculturato non può non passare per Parigi, la città che nel XIX secolo era il non plus ultra della nobiltà: è qui che Henry Pelham, in compagnia di Lord Vincent, perfeziona il suo stile di vita e migliora le sue conoscenze tra salotti di classe e amori di corte. Nella stessa Parigi però Pelham assiste ad una situazione sociale poco curata con protagonisti giocatori d’azzardo che si immischiano in situazione poco degne della società francese tanto adulata: tra questi ritrova un suo vecchio amico, stranamente giunto a Parigi sotto falso nome e intento ad infastidire un signorotto del luogo che, sotto gli occhi di Pelham, verrà colpito a morte e lasciato a terra agonizzante. Questa vicenda porta il nostro dandy in un mondo diverso, lontano dalla aurea e paradisiaca realtà della borghesia di classe e lo porta a conoscenze poco piacevoli, come Tom Tornthon, uomo dalla dubbia rettitudine o la gelosa e asfissiante Madame d'Anville. Quella che per il bellimbusto di Londra era un’adolescenza dedita al piacere diventa un intrigato mistero posto alla base di sotterfugi che mai ci si aspetterebbe in una corte europea…
Edward Bulwer-Lytton crea con la figura di Pelham (e allo stesso modo nella figura di Lord Vincent, relegato ad eterno secondo di Henry ma sempre pronto ad esaltarsi) un emblema del dandy lasciando ai posteri un ottimo intreccio tra cultura ed edonismo, dando il la al piacere come mezzo e non come fine, proprio come Frances Pelham, madre di Henry, tende a sottolineare ed insegnare al figlio più volte. Il romanzo è impegnato, impregnato di cultura e nozioni che vengono lasciate tutte in mano a Lord Vincent, giovane dalla grande memoria e capacità dialettica che si lascia andare nel citare i più grandi autori latini e inglesi, dimostrando una sconfinata cultura letteraria. Nonostante il bagaglio culturale, Pelham è sempre pronto allo scherzo e sempre avido di conquiste femminili, tanto che dopo le prime cento pagine viene dato per scontato il successo delle sue seduzioni, risparmiando così molta narrazione all'autore. Un romanzo che, come ha dichiarato Giuseppe Scaraffia, massima autorità in tema di dandysmo, dovrebbero leggere tutti, ma che non piacerà a chi crede che dandy equivalga a snob: questo tipo di lettore disdegnerà le cerimoniose dissertazioni dell'autore e la vacuità dei personaggi chiave. Tutti gli altri, inevitabilmente, non potranno fare altro che amare il delizioso Henry Pelham con le sue irresistibili 22 regole sull'abbigliamento. Degno di nota, infine, il lavoro svolto dal traduttore Daniele Tinti, Cavaliere delle Nove Porte, che riesce a limitare i danni che la traduzione arreca ai giochi di parole anglosassoni e preserva in grande stile tutto il dandysmo che Bulwer Lytton aveva intenzione di regalarci in questa notte buia e tempestosa.

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