Pelle di luce

Pelle di luce

Una donna in cerca di riparo dall’afa si rifugia al n. 6 di rue Des Vosges, nella casa museo di Victor Hugo, dove scoprirà la passione dell’autore per le stoviglie color ocra e un conversatore interessante in un turista dallo sguardo acuto… Il potere quasi taumaturgico della bevanda simbolo dell’Ottocento, il tè, che diventa linguaggio condiviso tra una madre e una figlia incapaci di comunicare e la storia affascinante dei negozi Mariage Frères… Kiki di Montparnasse è l’affascinante modella dei più grandi pittori: la sua pelle ha incantato Modigliani e Manet, passando per Picasso e Monet. Tutti l’hanno amata, ma pochi hanno davvero conosciuto Alice Prin… Le notti e i giorni febbrili di Delacroix, la cui mente è posseduta dalle immagini del suo viaggio in Nord Africa: le donne dal languore mortale di Algeri, i colori del Marocco; non troverà pace fino a che non sarà riuscito a mettere tutto su tela, come confida alla sua amica George Sand… La “fata verde” i cui effluvi riempiono i marciapiedi della città dalle cinque alle sette di ogni pomeriggio, la bevanda che ha incantato e infuocato gli anni maledetti di Paul, che uscito dal carcere continua a berne in ricordo del suo amore per Arthur Rimbaud e per soffocare l’umiliazione della sua anima messa a nudo durante il processo. L’assenzio non nega a nessuno il velo di oblio che desidera…

È una sorta di fittissimo elenco telefonico senza tempo, questa raccolta di racconti a cui dà il titolo Pelle di luce, la storia della più famosa modella di Montparnasse, quando questo quartiere soppiantò Montmartre come dimora elettiva degli artisti all’inizio del Novecento. È come se Ludovica Cantarutti, talentuosa scrittrice friulana intuibilmente innamorata di Parigi, avesse trasformato la città in un immenso condominio al di fuori della dimensione temporale, abitato da tutti, ma proprio tutti i fantasmi che hanno contribuito a costruirne il mito negli ultimi due secoli. Sono decine, centinaia: autori, scultori, poeti maledetti o scapigliati, spie vere o presunte, americani in esilio o in trasferta di piacere come Miller, Kerouac, Hemingway, e poi mercanti della compagnia delle Indie, autrici e modelle, inventori, beoti, biografi. E poi ci sono i locali dove tutte queste figure si muovevano: il cafè Procope, la Novelle Athenes, e le taverne, i locali da tè, i cinema, gli atèlier e poi ancora ci sono le strade e le piazze come place d’Orleans o rue de Gramont o Rue des Vosges o Citè Pigalle…. Leggendo questa breve ma intensa raccolta si ha l’impressione che l’alacre e innamorata autrice abbia voluto raccogliere in un unico luogo dell’anima tutto e tutti gli oggetti del suo amore feticistico per Parigi. Si può aprire il libro ad una pagina/storia qualsiasi, come se si fosse deciso di suonare a un citofono seguendo un impulso improvviso. Dalle pagine, come dall’altoparlante immaginario scivoleranno fuori storie e miti, leggende e curiosità, e le voci si accavalleranno: Getrude Stein tenterà di sopraffare Henry Miller, Dreyfus si contenderà lo spazio con Rodin, Madame Vian si accavallerà ad Marcel Proust e dato che tutto ha luogo nello spazio troppo angusto di sole 138 pagine la storia mitologica di due secoli si trasforma in una sarabanda a tratti cacofonica, ma non perde mai il tocco romantico che solo le dita di una donna innamorata della città possono conferire ad uno scritto di questa portata.



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