Penelope Poirot e l’ora blu

Penelope Poirot e l’ora blu

Venticinque anni dopo l’ultima vacanza, avvenuta negli anni ’70 quando era ancora una bambina, Velma Hamilton non immagina di trovarsi catapultata a Corterossa, paese d’origine della sua famiglia. Invece ecco lì Penelope Poirot, il suo capo, che le sventola davanti l’invito per un curioso incontro di letterati sul tema della magia. Il nome della padrona di casa fa gelare il sangue nelle vene di Velma: Edelweiss Gastaldi, tiranna del mondo accademico e del microcosmo di Corterossa. L’insopportabile arroganza della vecchia matrona ben presto indispettisce anche Penelope, che poco tollera chi non apprezza la sua penna, la sua sagacia, il suo savoir vivre. Alla corte di Edelweiss Velma ritrova una sua perduta amica, Sveva, diventata nel tempo la governante di casa Gastaldi. Con Sveva, da ragazzina, Velma aveva condiviso tante estati giocando sulle sponde del lago, sognando di fate e creature magiche. Gli altri compagni di viaggio sono alcuni letterati variamente in cerca di fortuna e di una spintarella da parte della padrona di casa tra cui Francis, compagno spirituale (diciamo fidanzato) di Penelope. C’è poi il marito di Edelweiss, spocchioso avvocato, traditore, fedifrago, insomma uno che tutti in paese odiano. Più o meno come odiano Edelweiss. L’atmosfera, nelle diverse occasioni di convivio, non riesce mai a distendersi e la tensione cresce quando finalmente arriva il clou della riunione, il festeggiamento del compleanno di Edelweiss. Quale evento più sorprendente, infatti, di una cena a bordo lago con tanto di delitto perpetrato all’ora blu?

Riecco Penelope, nipote del più celebre Hercule, alla sua terza avventura investigativa. La costruzione narrativa riprende quella dei due romanzi precedenti, con le londinesi Penelope e Velma in Italia dove accidentalmente si trovano sulla scena di un omicidio. I personaggi sono ben caratterizzati, tanto Penelope è esplosiva e spumeggiante, rotondetta e stilosa, tanto Velma è concreta e pratica, magra e semplice. Una coppia letteraria ben assortita e ben costruita, in cui l’assistente è certamente comprimaria ma non insignificante e la star è luminosa ma non prevaricante. Il romanzo è un giallo classico, nel senso migliore del termine, con tutti gli ingredienti giusti per tenere col fiato sospeso. Da questa coppia non bisogna però aspettarsi la profondità di un Holmes col fidato Watson: all’investigatrice si può tributare (senza dirglielo, perché è molto permalosa) più una lingua sagace che un intuito investigativo affilato; alla sua assistente piuttosto il senso pratico che una lucidità chirurgica. Sempre divertente e particolare questo registro linguistico quasi gotico, d’altri tempi ma ben dosato, che risulta piacevole e divertente. Unica nota dolente, qui, lo scenario favolistico, il sottofondo semi magico, misticheggiante e un po’ ossessivo, che finisce per affievolire la cattiveria dei cattivi e la suggestione dei luoghi. Ma chapeau all’incrollabile Penelope, che strappa un sorriso sicuro quando ce la immaginiamo col tacco 12 su per le colline del Piemonte.



0
 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER