Pensieri della mano

Pensieri della mano
“Che io guardi e basta è raro. La mia è una continua traduzione di tutti i linguaggi che si manifestano nella vita reale in un’altra lingua (…). Traduco di continuo ogni cosa in immagini fatte di segni, di materia pittorica, di colori. E lo farei con il brusio di una folla, se mi riuscisse. O con le parole che si scambiano le persone, se potessi”. La lucidità con cui Tullio Pericoli parla del proprio lavoro è merce rara tra gli artisti: ci vogliono onestà intellettuale, propensione alla condivisione, attitudine al ragionamento. Qualità che dalle parti dello studio milanese del pittore, evidentemente, abbondano...
L’idea di Domenico Rosa, disegnatore e redattore del “Sole 24 ore” era ambiziosa: leggere un’autobiografia artistica di Tullio Pericoli. Ambizione raddoppiata nel momento in cui decide di fare proprio lui il libro che avrebbe voluto leggere. Tra il novembre 2012 e il febbraio 2013 Rosa e Pericoli conversano nello studio del pittore. Ne esce un libro straordinariamente coeso, come fosse stata una unica lunga approfondita conversazione durata un solo pomeriggio. La misura delle divagazioni e il giusto livello di approfondimento fanno sì che, aprendolo in un qualsiasi punto, sarà facile trovare una frase capace di illuminare un pezzo del percorso di Pericoli.  Una conversazione circolare, che si apre con un ragionamento sulla mano e con la mano si chiude, in mezzo una molteplicità di raggi che delineano l’universo visivo del disegnatore, la sua personale geologia, svelandone solo ciò che è giusto svelare senza intaccare quello che necessariamente rimane misterioso: il segno sulla carta, il suo mutare anche una volta tracciato, l’incantesimo che teneva gli occhi del piccolo Matteo (il figlio di Pericoli) attaccati alla punta della matita nella mano del padre.  I disegni di Pericoli  illustrano le pagine de “la Repubblica” dal 1984, i ritratti e i paesaggi (due dei campi nel quale il disegnatore si è espresso con maggior compiutezza), esposti in numerose mostre da Milano a Monaco a Parigi, sono stati raccolti da Adelphi in due volumi.

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