Peperoncino

Peperoncino

Nell’orfanotrofio di Loango il piccolo Mosè cresce con tre radicate certezze: Bonaventure è il suo migliore amico, anche se la sua tendenza a straparlare per ore lo ha portato ad essere soprannominato da tutti “Mangiacotone” come quei buffi uccelli che volano sopra di loro trasportando palline di cotone per il loro nido; il suo è ufficialmente uno dei nomi più lunghi di tutto il Paese e in lingua lingala annuncia l’arrivo del profeta nero in Terra; le due ore settimanali di balli e tradizioni pigmee di Papà Moupelo sono l’unico momento di vero divertimento in quel luogo tanto noioso e inquadrato. Ufficialmente, il prete è lì per portare la parola di Dio, ma a dire il vero tutto sembra pianificato per far svagare maschi e femmine, senza ovviamente superare i limiti imposti dalla decenza. Un giorno come tanti, i custodi dell’orfanotrofio sembrano aver cambiato volto, ogni cosa prende una piega più seria e tutti loro diventano i piccoli pionieri della Repubblica popolare del Congo. Fazzoletto rosso al collo, ad ognuno viene richiesto di inneggiare a quella Rivoluzione socialista che tanti frutti positivi aveva già prodotto in un lontano Paese dove grandi statisti avevano allontanato i temibili “lacchè dell’imperialismo”, nemici in grado di nascondersi in ogni luogo. Tutto cambia: nascono sezioni di partito per l’inquadramento politico, i sorveglianti di corridoio iniziano ad utilizzare termini appresi all’estero che non capiscono, il professore di storia viene rispedito nella sua amata Pointe-Noire, città tentacolare e piena di fascino capitalista, le ore di catechismo di Papa Moupelo vengono eliminate per sempre. La Rivoluzione, in fondo, non ha bisogno dei dettami inutili della religione…

Le avventure del piccolo Mosè dall’orfanotrofio di provincia alla grande capitale piena di insidie e tentazioni viaggiano di pari passo con i cambiamenti attraversati dal suo Paese. Sono gli anni di Mobutu Sese Seko e delle sue smanie totalitaristiche, dell’uomo che portò l’esperienza sovietica in Africa centrale. Il dittatore amante del pugilato, il cui nome completo gareggia per lunghezza con quello del protagonista del romanzo, ricordando a tutti la sua natura di invincibile guerriero. Alain Mabanckou ci trascina nel suo Paese natale, dove la Rivoluzione ricade su un popolo intero con una forza tale da lasciare dietro di sé non poche conseguenze. Nel suo consueto stile eclettico e a tratti ironico, riesce a fare un ritratto sincero della società congolese di allora, senza sconti per nessuno, mostrando un mondo che il potere cieco e distratto dalle sue parate militare non considerava. La parte dedicata alla nuova vita di Mosè a Pointe-Noire ‒ in cui il protagonista assume il nomignolo di Peperoncino ‒ è vivacizzata da uno dei più riusciti personaggi di tutto il libro: Mamma Fiat 500, una donna minuta e dal corpo ingombrante che gestisce una casa di appuntamenti in cui persino gli oppositori politici trovano il tempo di trastullarsi. Per non rischiare di renderlo un romanzo per amanti o conoscitori dello scrittore congolese o della letteratura africana in generale, la casa editrice avrebbe potuto considerare la possibilità di inserire qua e là delle note esplicative, per facilitare il lettore, che si trova di fronte a termini come boubou o pagne, comprensibili solo grazie ad una ricerca su Google.



 

 

 
 
 
 

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