Perché ci ostiniamo

Perché ci ostiniamo

Quando un collezionista raccoglie l’oggetto del suo desiderio non è mosso da follia, anzi. Mette in atto un modo intelligente e ben collaudato di fuggire dalla stessa. Quando mai si è visto un collezionista depresso? Solitario in giro per il mondo con il suo zaino in spalla sì, ma mai depresso. Le sue statuine, i suoi santini, i suoi libri sono piccoli mattoni per creare proprio un ostacolo alla possibile perdita di senno. E se poi gli viene chiesto dalla propria dolce metà di ingurgitare ogni singolo francobollo per dimostrare l’amore che porta, allora, per non perdere anche quello, lentamente e silenziosamente porta a termine l’obbligazione. La figura del collezionista, così come quella di un naturalista o di uno scrittore può essere così interessante da scriverci libri. Si raccolgono informazioni, si spulciano foto in scantinati polverosi, o se ne acquistano altre a prezzi incredibili in un’asta a Uppsala e si rimettono a posto i fili di una biografia. Con gli uomini spesso può essere più facile rispetto che con una donna. Forse la vicinanza di genere può aiutare, o forse ci vuole solo tanta pazienza e sperare che alla fine si riesca a portare a compimento quel romanzo. Un’esistenza pittoresca e importante è quella che ogni scrittore vorrebbe incontrare nel suo cammino creativo per provare quel senso di gratificazione che va aldilà della soddisfazione economica. Un sentimento che anche un colto autore di saggi può provare, ma solo se accetta il possibile disinteresse dei suoi lettori che si avvicineranno al suo tomo diversamente da quello che farebbero con un thriller. Un saggista non è un giornalista, le sue scadenze sono più lunghe, il suo procedere più lento; e tutto ciò che scriverà, se non riguarda soldi, sesso o pettegolezzi suoi conoscenti, sicuramente susciterà un limitato appeal su coloro che animano una qualsiasi libreria…

Dietro a questa raccolta di racconti non può che esserci un entomologo. Non è difficile immaginare Fredrik Sjöberg infilzare su uno spillo le parole che scrive e metterle in bella mostra in un museo. L’effetto che si ha nel leggere Perché ci ostiniamo è lo stesso che si prova di fronte ad una vetrinetta con una moltitudine di coleotteri ordinati. Rimaniamo ad osservarli con una certa attenzione per i primi minuti e poi passiamo oltre alla ricerca di situazioni più propizie alla conversazione. Questo discorso, ovviamente, non vale se si è dei veri entomologi. La scrittura è inaspettatamente leggera, quasi discorsiva, ma gli spunti sono tanti, verrebbe da dire, anzi, troppi. Le piccole storie che vengono introdotte da Sjöberg per concludere un ragionamento sono in realtà il motivo per cui a volte si ha proprio la sensazione opposta, quella della mancata conclusione, come se ci fosse ancora qualcosa da dire. Non si può escludere che sia esattamente questo lo scopo dello scrittore: lanciare sassi, intavolare discorsi, dare il La. Il tema del collezionismo appare in continuazione e potrebbe essere quasi collante alle varie storie che si contengono l’un l’altra come tante matrioske. Un aneddoto viene introdotto mentre si parla di un episodio accaduto a qualcuno che è connesso con il personaggio che inizialmente era al centro del racconto in questione e che aveva in qualche modo a che fare con il titolo scelto. Da bravo collezionista Sjöberg dotato di grande fiuto appaga la sua fame da accumulatore seriale e raggruppa storie per il suo piacere personale.



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