Perché il mondo esiste?

Perché esiste qualcosa anziché il nulla? È la domanda originale, basilare, primordiale dell’umanità. O almeno così dovrebbe essere. Tutte le domande confluiscono in quella dell’esistenza, la base di ogni pensiero filosofico. Dall’evoluzione delle teorie di Parmenide, l’essere che è e non può non essere, fino ai dubbi dei giorni nostri, a Heidegger e Sartre: il primo che scava nella metafisica, il secondo che si domanda la differenza tra l’essere e il nulla. Lo stesso universo nel quale viviamo dev’essere partito da qualcosa, anche se minuscolo: non può essere cominciato dal nulla. E allora si torna alla domanda dell’inizio: perché c’è qualcosa anziché il nulla? Ed è questo il perché dal quale si diramano tutti gli altri, dall’arché dei greci fino ai nostri dubbi. Il giallo dell’esistenza vive non soltanto per spiegare come funziona, ma anche perché esiste quel qualcosa. Da qui si aprono le porte della ricercata e tanto agognata conoscenza, quella che Ulisse perseguì oltre le Colonne d’Ercole e che Holt insegue oggi…
Il filosofo e divulgatore statunitense Jim Holt si presenta come un detective, uno di quelli che non mollano la preda fino a quando non l’hanno ingabbiata e interrogata fino allo sfinimento: il suo Perché il mondo esiste? è un continuo punzecchiare i massimi sistemi della filosofia e della scienza per trovare una risposta a una domanda che in tanti si pongono, ma che nessuno riesce a risolvere. Da Steven Weinberg a John Updike, passando da teorie legate a credenze popolari, fino a discutere di come si possa creare un nuovo Big Bang in provetta nei laboratori odierni, Holt realizza un percorso tematico che orbita attorno alla domanda principale. Il prospetto e l’immersione nelle teorie estrapolate e messeci dinanzi agli occhi si presentano però estremamente dottrinali nell’incedere della trattazione: a una lettura poca attenta e soprattutto superficiale, Perché il mondo esiste? rischia di essere noioso e fondamentalmente ingestibile. Affrontato invece con lo spirito giusto e soprattutto con la mente curiosa e desiderosa di apprendere e di conoscere cosa pensano gli indigeni africani su come nacque il mondo in sostituzione della teoria del Big Bang, ci troveremo pronti ad accogliere l’indottrinamento. E se da un lato la trattazione di Holt rischia di essere pedante e troppo eccessiva, dall’altro lato le sue conoscenze, che spaziano dalla fisica classica a quella quantistica, dimostrano la lungimiranza dell’autore. Non a caso l’opera è stata premiata dal The Philosophers Magazine come miglior libro dell’anno e, allo stesso modo, il National Book Critics Circle Award l’aveva inserita tra le finaliste dell’edizione dello scorso anno. Insomma un’esaltazione tanto delle conoscenze di Holt, degno filosofo moderno, che dell’ingegno della nostra specie: così come è capace di poter ricreare un universo in provetta, così viene messo a nudo dall’incessante inchiesta di Holt, che continua a porsi una domanda che nemmeno in chiusura del suo trattato potrà trovare soddisfazione. D’altronde perché il mondo esiste e perché, invece, non esiste il niente?

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