Perché no

Perché no
Adriana fa i conti su una busta sgualcita. Si occupa del padre malato, della casa, della spesa, lavora - fa l’insegnante, guarda suo marito lottare tenacemente contro la cassa integrazione. Daniele, nella sua giacca di pelle firmata col marchio sbiadito, sta andando a scuola e pensa: alla sua famiglia, che lotta per mantenere una dignità nel quartiere degradato e alla sua amica Lucia che lavora come parrucchiera ma avrebbe voluto continuare a studiare per andar via da Napoli un giorno. Francesco fa commissioni e piccole truffe per sé e suo fratello Gennaro, ma pensa in grande, e vuole coinvolgere anche Daniele. Aiuteranno Mario, la Iena, e Capagrossa a raggranellare dei soldi facendo una rapina: in cambio verranno presentati alla gente che conta, a quelli seri, per farsi un nome e diventare “gruoss assaje”. Sono tutti minorenni, senza precedenti e corrono un rischio minimo da cui possono ottenere un vantaggio enorme. E, guarda caso, Adriana, che ha appena ritirato la magra pensione del padre e che è stata anche la loro maestra, si trova a passare proprio davanti a loro...
Le vite dei protagonisti di Perché no scivolano lungo i vicoli e le strade del Rione Sanità, a Napoli, fino a confluire in un destino comune, fatto di insensata violenza, tanto più assurda perché immotivata, tanto più feroce perché reale. Cristina Zagaria, infatti, ha preso spunto da un fatto di cronaca per dare vita ai personaggi intensi e ben delineati del suo romanzo, accendendo i riflettori ora su uno, ora sull’altro, dando loro spessore e identità anche grazie a variazioni di registro e linguaggio; la terza persona per Adriana e Francesco, il dialetto per quest’ultimo, l’italiano e la prima persona per Daniele. E così, tramite pensieri e parole, impariamo a riconoscere nella tracotanza da bullo di Francesco, Mario e Capagrossa, un bisogno di accettazione e realizzazione personale tipica degli adolescenti, ma che in una città difficile come Napoli si trasfoma in riti di passaggio particolarmente duri, insensati e troppo pericolosamente vicini alla criminalità; capiamo che non è solo il degrado familiare,che accomuna i tre ragazzi, a costruire la voglia di essere “uomini duri” se a farsi coinvolgere e, alla fine, a comportarsi peggio, è anche Daniele, bravo a scuola e con genitori onesti, il padre che vende vestiti nella sua bancarella e lavora duramente, la madre che non vuole stendere i vestiti in balcone perché “è da cafoni”. Tanto dubbioso e titubante all’inizio davanti alle proposte degli amici, tanto duro, spietato e ferocemente determinato nell’esecuzione del compito. Ci troviamo davanti a un desolante status quo, apparentemente immutabile e impermeabile a quelle cure naturali di cui la società dispone per arginarlo. Come la Scuola. Rappresentata da Adriana, è offesa, calpestata, maltrattata, ma tenace e presente nonostante tutto. Pronta a tenere la porta aperta, spalancata su un mondo giovanile che sembra offrire in cambio solo disprezzo per un lavoro che non dà nessun passepartout per facili guadagni, vestiti firmati o popolarità. È  una realtà, quella partenopea, che la scrittrice conosce bene e che ritrae con la luce tagliente della cronaca appena ammorbidita dall’aspetto narrativo e in cui Napoli non è altro che il paradigma per una lucida, amara riflessione, sulle difficoltà di diventare adulti in tutte le periferie della società

Leggi l'intervista a Cristina Zagaria

 

 

 
 
 
 
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