Perché non lo portate a Lourdes?

Perché non lo portate a Lourdes?
Lorenzo Amurri non è certo il tipo che ti aspetti a Lourdes tra i “reduci della vita”, come poeticamente li definisce lui stesso. Ma quando per l’ennesima volta una donna chiede alla sorella perché mai non abbiano pensato al miracolo come soluzione definitiva alla sua tetraplegia, con la complicità economica dell’editore accetta la sfida e si reca in pellegrinaggio. Andata con scomodo e avventuroso “barellato” (la carrozza dei treni destinata alle barelle, appunto), ritorno con più veloce seppur odiato aereo con scalo a Barcellona. Tra sacerdoti con velleità di menestrelli canterini, volontari infaticabili e sempre pronti a dare una mano, “sorelle” sempre pronte a far rispettare un programma intenso di dubbia religiosità, si troverà a scoprire un luogo dove nessuno guarda gli altri con alcun tipo di pregiudizio. Perché se per alcuni religiosi, tutti, tetraplegici inclusi, possono essere catalogati velocemente nelle prediche con il termine “ammalati”, per i diretti interessati questa è un’esperienza che lascia un segno, anche se non si è religiosi…
Un resoconto divertente e pieno di sarcasmo del viaggio verso la Santa Grotta di Bernadette scritto da un uomo che confessa fin da subito la sua mancanza totale di fede. E proprio in questa obiettività narrativa sta il piacere che deriva dalla lettura di questo libro, che toglie il velo - è proprio il caso di dirlo! - e mostra i lati nascosti di un luogo dove spesso l’aspetto commerciale più bieco e posticcio sorpassa quello meramente spirituale. L’Unitalsi con le sue regole ferree al limite del grottesco, la spettacolarizzazione del dolore, la commercializzazione del sacro fanno il paio con le canzoni da osteria (su tutte La società dei Magnaccioni), le abbuffate agli stand gastronomici (pari quasi a quelle descritte durante il Premio Strega) o gli animatori scalcinati vestiti da Puffi. Oltre a questo ovviamente c’è anche la ricerca di un miracolo che per molti non avviene, se non all’interno di loro stessi. A chiudere il libro, il racconto Il miracolo dello stesso Amurri, che riecheggia molto il suo primo romanzo.

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