Perché scrivere

Perché scrivere
Ci sono alcune professioni, meglio, alcuni ambiti della vita che devono sempre giustificarsi. Ogni corso di filosofia all’università iniziava con lo stesso fatidico preambolo: cos’è e perché la filosofia. Si arrivava generalmente alla stessa sconsolata conclusione, valida per entrambe le domande: boh. Anche la scrittura e la letteratura rientrano in quelle attività umane che necessitano di una costante autogiustificazione della propria esistenza, o quantomeno della domanda che porta a indagarne il senso. Anche Zadie Smith, in questo prezioso libretto che riunisce due diversi interventi sul tema, non si sottrae all’interrogazione sul perché ella scriva e, in generale, sul perché si scriva. Appoggiandosi saggiamente e in modo coinvolgente alle parole di chi l’ha preceduta nel mondo della letteratura, Zadie Smith comincia dall’interrogarsi proprio sul perché si scriva, visto e considerato che “ci sono poche cose che possano far sentire più ridicoli del sedersi a tavolino a scrivere un romanzo”. Cos’è che allora spinge qualcuno a costringersi a provare tale umiliazione? Ma, ancora più alla base di tutto ciò, chi è uno scrittore? Ecco che per la Smith la questione si sposta già subito sul personale, da quale sia il movente alla scrittura a chi sia mai quel particolare e bizzarro essere umano che alla scrittura si consacra e dalla scrittura addirittura prende la propria definizione, quella strana bestia mitica che è lo scrittore…
Collegato proprio a questo tema scivoliamo nel secondo intervento dell’autrice, che appunto sulla figura della scrittura e sulla sua onestà e autenticità sembra alla fin fine ricadere. Perché una volta che si parla di scrittura, e poi di scrittore, è d’obbligo interrogarsi sull’integrità di chi si prefigge di realizzare il compito ambizioso di scrivere. Perché scrivere, certo, ma come scrivere, anche e soprattutto. Arrivando a includere in quel processo misterioso della scrittura anche chi per molto tempo si è creduto fosse esterno a tutto ciò: il lettore. Nella dichiarazione di intenti e nel mea culpa di Zadie Smith– “in ciascuno dei miei romanzi c’è qualcuno che «fruga nella borsa» in cerca di qualcosa, perché sono stata troppo pigra per separare la «borsa» dal suo vecchio e ostinato amico «frugare» – la scrittrice richiama all’attenzione anche il destinatario del libro, quell’ultimo anello della catena creativa che troppo spesso si tende a considerare privo di responsabilità nella qualità di un libro. Al contrario, perché un libro completi e realizzi la sua esistenza, a riceverlo deve esserci un lettore disposto a faticare e a impegnarsi nei confronti della propria integrità e autenticità allo stesso modo dello scrittore, nel tentativo di immaginare scrittori migliori e lettori migliori. Perché “il romanzo è una strada a due sensi dove la fatica che si richiede a entrambe le parti alla fine risulta uguale”. Traduzione, come sempre in questo caso, impeccabile.

 

 

 

 
 
 
 
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