Perdas de fogu

Perdas de fogu

Pierre Nazzari, un disertore dell’esercito italiano di stanza in Afghanistan, sotto la minaccia di finire imprigionato in un carcere militare, viene costretto dalle Forze dell’Ordine a compiere lavori sporchi per loro conto. Dopo aver portato a termine una missione assegnatagli dai Carabinieri in Sardegna, viene “ceduto” da questi ad una struttura non ufficiale che gestisce il lavoro sporco di un potente comitato d’affari dell’isola, composto da politici, imprenditori e militari in pensione. Il nuovo incarico consiste nello spiare Nina, una veterinaria impegnata a studiare i danni arrecati alla fauna della zona dai residui delle esercitazioni che si svolgono nel poligono militare più grande d’Europa situato tra Perdasdefogu e Salto di Quirra. A Nazzari viene commissionata un’incursione intimidatoria nell’abitazione della giovane veterinaria mentre questa è assente, per cercare di scoprire qualcosa in più sul suo lavoro e per poi indurla ad abbandonare sia l’isola che le sue ricerche. Mentre Nazzari, facilitato dal lavoro di barman adottato come copertura, cerca di conquistare la fiducia della giovane donna (da cui peraltro è sempre più affascinato), un losco personaggio del suo passato, reso zoppo da Nazzari dopo una lite scoppiata in Afghanistan per motivi legati al traffico di droga, decide che è giunta l’ora della vendetta...

Massimo Carlotto, esponente principale del cosiddetto noir mediterraneo nonché autore molto prolifico ed eclettico, negli ultimi anni ha dato alle stampe diversi romanzi scritti a quattro mani con altri autori. Ma in questo Perdas de fogu, un noir incentrato sui danni biologici e ambientali provocati dal poligono militare situato nella provincia dell’Ogliastra in Sardegna, le mani sono diventate addirittura venti, grazie alla collaborazione dell’eterogeneo collettivo di scrittori riuniti sotto la sigla Mama Sabot. Carlotto del resto ama da sempre intingere i suoi romanzi nel marcio della realtà contemporanea e quest’opera collettiva non fa eccezione, affrontando un argomento ancora non troppo noto alla maggioranza dell’opinione pubblica, ovvero l’alta incidenza di tumori fra gli abitanti e gli animali che vivono nei pressi dell’immenso poligono (che si estende per 11.600 ettari nell’entroterra e 1.100 sulla fascia costiera), causata presumibilmente dalle nanoparticelle rilasciate dalle armi sperimentate, per conto dell’industria bellica internazionale, all’interno del poligono. Lo stile adottato dal team di scrittori è quello secco e diretto tipico del noir: una trama priva di troppi fronzoli, ma affatto piatta, che coinvolge del tutto il lettore proiettandolo in un mondo di politici, affaristi, mercenari e militari legati a strutture di sicurezza segrete e alle industrie di armamenti, costringendolo letteralmente a divorare in poche ore tutte le 163 pagine del libro. Tuttavia c’è chi ha accusato il romanzo di superficialità e scarso approfondimento della realtà descritta. Ma sono critiche che appaiono prive di fondamento in quanto, trattandosi di un romanzo noir, il suo compito precipuo non è quello di sostituirsi al giornalismo d’inchiesta, bensì quello coinvolgere emotivamente il lettore all’interno della trama, informandolo al contempo su una vicenda drammaticamente reale. Spetterà poi al lettore più sensibile, anche grazie alle indicazioni fornite dagli autori nella nota finale, approfondire ulteriormente un tema finora incredibilmente assente dalle prime pagine dei giornali.



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