Perduti nei quartieri spagnoli

Perduti nei quartieri spagnoli
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Chi frequenta l’Orientale di Napoli è come se facesse parte di un clan, soprattutto quelli che scelgono lingue meno popolari come urdu o hindi. Heddi entra per caso nelle grazie di uno di loro, Luca, che la introduce in un mondo fatto di universitari fuori sede o fuori corso e feste alcoliche a base di hashish. La classica vita dello studente universitario nell’immaginario di moltissime persone. Lei a Napoli ‒ o meglio a Castellamare di Stabia ‒ ci è capitata per caso, per un scambio culturale, a sedici anni, quando dalla provincia americana si è trovata proiettata nella provincia italiana, quella più autentica, più umana. Da lì ad innamorarsi di quel luogo, di quella lingua musicale e della gente che la parlava il passo è stato brevissimo. Frequenterà l’Università non in un ateneo nella periferia di Boston o di Washington D.C., ma nel centro vibrante della città partenopea. Heddi è affascinata dal groviglio di stradine e di bassi che compongono, tra le altre zone, i Quartieri Spagnoli, e ci va a vivere con altri cultori delle culture straniere, proprio come lei. Ragazze e ragazzi che arrivano da paesini della montagna beneventana o dall’hinderland barese, che non sanno dove andranno ma che sanno benissimo dove hanno le radici, diversamente da lei. Studenti pieni di cose da raccontare, esattamente come Pietro, amico di amici, che in una festa attira la sua attenzione. Lui che non fa parte della tribù della sua facoltà, lui così schivo che a fine serata, emozionato, le regala una musicassetta con il suo nome scritto sopra, con tanto di puntino sulla i. Quella serata sarà solo l’inizio di un amore grande, un amore tra due giovani adulti che tramite il loro cuore imparano a conoscere meglio ciò che sono…

Le vicende, non solo sentimentali, di Heddi Goodrich si perdono all’interno di quel intreccio di vite che costituisce i Quartieri Spagnoli. Siamo nei primi anni ‘90, quelli di Mani Pulite, della lotta spietata contro la camorra. I Quartieri sono ancora al centro di faide interne tra clan, le sparatorie per regolamenti di conti non sono per nulla rare. I turisti, i bed & breakfast, le trattorie tipiche, i locali per apericena ancora non sono arrivati. In questa cornice la Goodrich si innamora di Napoli, una città umana, calda, piena di contraddizioni e di altrettanti sentimenti. Un luogo magico, che lascia il segno. Il suo amore per ciò che il capoluogo campano rappresenta per la sua vita è evidente in ogni pagina di questo romanzo che lentamente diventa uno scambio epistolare tra due amanti. Proprio questo lento dissolvimento in lettere o e-mail è tra le cose più riuscite di questo libro, perché rende il sentimento alla base della narrazione più palpabile, più reale, proprio come riescono ad esserlo le parole tra due esseri che si amano. La cosa che sorprende più di tutto – anche se a più riprese l’autrice non fa mistero del suo amore per la lingua italiana – è proprio la lingua utilizzata: ricercata, raffinata, bella. Heddi Goodrich dimostra di conoscere bene le sfumature che può assumere l’italiano, quello colto però, capace di piegarsi anche all’idioma utilizzato tutti i giorni, perfino da alternativi ragazzi fuorisede. La scorrevolezza della narrazione poi alleggerisce questo romanzo che solo all’apparenza è voluminoso.

LEGGI L’INTERVISTA A HEDDI GOODRICH



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