In perfetto orario

In perfetto orario

Novembre 2005. Nella stazione di Porta Nuova in una fredda Torino che si appresta ad ospitare le Olimpiadi invernali giunge un treno da Milano sul quale ha viaggiato un tizio dai capelli rossi e dagli occhi chiari: è Werner Harteinstein, e di professione fa il killer su commissione, dopo un passato da agente segreto nell’esercito della Repubblica Democratica Tedesca. Sono le 2.28 ed è in perfetto orario. Esce dalla stazione e si avvia verso corso Vittorio: sta seguendo una ragazza bionda. Pochi isolati dopo svolta e si infila in una mansarda sfitta nel quartiere di San Salvario. Si stende a terra e aspetta, osservando il palazzo che ha di fronte. Quando nota il movimento delle tende rosse di una finestra capisce che è il momento di agire; prende il fucile dal suo zaino, lo monta, prende la mira e fa fuoco. La bionda prostituta russa Irina, dopo aver sentito un rumore sordo, si accorge che il suo cliente, Carlo Mariani, è ormai un cadavere. Cosa fare? Per ora l’unica soluzione è fuggire da quel posto…

Romanzo d’esordio per il torinese Luca Rinarelli. Ed è un esordio che non passa inosservato. In perfetto orario è un romanzo limpido, senza fronzoli, stilisticamente equilibrato ed è corredato da una suggestiva cornice iconografica, frutto della passione per la fotografia dell’autore che nel 2003 ha pubblicato La sconfitta dell’uomo meccanico - scatti dall’ex capitale industriale e nel 2004 Romaneide - viaggio verso il Mar Nero, entrambi lavori fotografici. E questa passione per l’immagine la si nota anche nella precisa descrizione dei luoghi, che l’autore conosce bene, e soprattutto nella composizione del quadro cromatico: tende rosse, parka blu, pareti beige. Il plot è avvincente e non si può fare a meno di arrivare alla fine, non per scoprire chi è il killer, cosa che è chiara sin dall’inizio, ma per capire come si comporrà il puzzle dell’intreccio, in che modo si incastreranno le sorti dei personaggi. Infatti, oltre al protagonista assoluto della storia, Werner, il quale durante tutta la vicenda si trasforma da burbero solitario a redento in certa di riscatto tramite un processo di catarsi, si muovono altri personaggi ben descritti e che hanno un loro peso specifico all’interno della trama. E poi la descrizione di Torino, la città magica per eccellenza, vista dagli occhi di chi ci vive: una città in pieno fermento per le imminenti Olimpiadi; una città ormai multiculturale dopo la massiccia immigrazione; una città che ha perso il suo ruolo dominante nel settore industriale, acquisito negli anni ruggenti del boom economico. L’autore ci parla del volto nuovo della città con un linguaggio quasi al limite del “tough-talking”, riflette con l’esperienza di chi ha lavorato per anni in un’associazione che si occupa di persone senza fissa dimora e lo fa in modo semplice ed efficace. Se le premesse sono queste, aspettiamoci di sentir ancora parlare di questo autore torinese.



 

 

 
 
 
 

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