Pericolo giallo

Pericolo giallo

L’ispettore Mirko Stucky sembra proprio avere il physique du rôle per condurre un’indagine tra i nascenti bordelli cinesi che operano in città sotto le mentite spoglie di centri massaggi. O almeno questa era la convinzione del commissario Montini che gli aveva affidato l’incarico. Una indagine che avrebbe dovuto svolgersi fuori dalle strade, tra ambienti ovattati e silenzi imbarazzati, tra luci soffuse e ambienti profumati: ma proprio in quei giorni, nelle strade impazza un bolide di colore giallo, una strana Audi sportiva tesa a seminare panico e sconcerto, quando non anche la morte, fra le strade di un altrimenti tranquillo Nordest. Invece di calcare le stanze di quelle case chiuse cinesi, tuttavia così straordinariamente aperte all’ispettore, Stucky si lascia assorbire interamente dalla curiosità verso quella macchina gialla che tanto pericolo e tanta paura sta seminando in zona. Mentre nei bordelli le ragazze cinesi se ne stanno silenziosamente nascoste nella penombra, infatti, quell’Audi gialla fa di tutto per occupare le strade a enorme velocità, sfreccia per poi sparire, ed appare per poi scomparire di nuovo. In questo andirivieni di automobile, tra pedinamenti e inseguimenti, Stucky fa tutt’altro che concentrarsi sulle sue ragazze: gli basta una esile traccia da seguire, ed ecco che come un cane da punta fiuta la preda. Ne annusa l’odore, ne avverte la vicinanza ma non riesce a vederla. Quando Luana Bertelli, una poliziotta che ama le donne, invoca il suo aiuto per comprendere quale scenario di criminalità orientale si muova dietro le quinte di un omicidio che l’ha toccata da vicino, Stucky sembra lentamente cominciare a snodare tutti i fili della complicata matassa…

La scrittura di questo romanzo è complessa, si direbbe quasi sontuosa sul piano dell’architettura complessiva, una orchestra in cui ogni singola nota deve essere suonata bene dal singolo strumentista. Ed è solo così che può venirne fuori una sinfonia completa. Ecco, la sinfonia raccontata in questo romanzo suona bene grazie al perfetto sincronismo di ogni sua pagina, il particolare in perfetta relazione col tutto, in un collage che assorbe il lettore senza mai lasciargli il tempo di riprendere fiato. Sullo sfondo, problemi generali (l’immigrazione orientale, le mafie, i poteri forti, la convivenza tra italiani e stranieri in territori inadatti al multiculturale), e specifiche questioni (l’infiltrarsi di una economia sommersa, capillare e perversa, in un tessuto produttivo, quello del nordest, che non sembra voler ammettere “varianti”) che non fanno semplicemente da sfondo, ma sono sostanza del racconto così come la trama tessuta.



 

 

 

 
 
 
 

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